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Da: pentesilea 
  commenti agli eventi
[09-07-2007]  
Ciao sono stata al week end di danze popolari a agliacozzo, il posto è stupendo, Nando e famiglia sono fantastici, ma l' atmosfera dell' agriturismo non è della migliore sembrava quasi che i proprietari fossero infastiditi dalla nostra presenza...a poi un ultimo appunto...uno va li per imparare a ballare e non per camminare 7 ore nei boschi...

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[256]   
Da: Alfonso 
  Re: commenti agli eventi
[10-08-2012]  
"Pro-loco o Pro-loro?"
Osservando l'estremo passaggio di Caronte ed in attesa di un atto di misericordia di Caligola, vestiti i panni del turista-bagnante, ho doverosamente visitato alcuni dei diversi "appuntamenti" che proliferano come pappataci nel sacco di farina dei festeggiamenti estivi del Cilento. In questo Mare Morto di iniziative la fanno da padrone l'offerta di pietanze (fusilli,, salsicce,, patatine fritte.. dolce tradizionale..) che di tradizionale non hanno neanche il nome e figuriamoci gli ingredenti. Ovviamente in questo trionfo di gastro-somministrazioni similtradizionali spiccano come mosche bianche alcuni dei veri gioielli della tradizione, offerti al pubblico che non cerca solo di risparmiare sulla cena (che non è da disdegnare) o che non si accontenta dell'estiva trasgressione di cenare su una panca al suono di un CD, ma cerca con pazienza e discrezione quelle piccole cose buone: le cipolle di Mercato C.to, le cicerchie mmaretate di Stio oppure le coteche 'mbuttunate di Castel San Lorenzo.
Diverse ed estreme le formule adottate da questi novelli e spesso improvvisati "organizzatori", che spesso riescono a malappena ad organizzare la loro giornata, ma sulle spalle dei quali le amministrazioni scaricano il peso di "fare turismo" quando invece questo richiederebbe ben maggiori competenze, cure, attenzioni e risorse, visto che in tanti casi il turismo rappresenta l'unica "azienda" locale.
Alcuni organizzatori, e sono i più, puntano esplicitamente e senza gogna sulla offerta di menù a prezzo apparentemente contenuto (per poi arrivare magicamente a 16 euro), senza nemmeno ventilare attrattive collaterali di carattere ludico, se non citare la presenza di generiche bancarelle, o magari piazzando due panari e un manico di qualcosa (su una balla di paglia) in qualche macabro vascio, a simulare dimenticati (e irriconoscibili) vecchi mestieri, oppure, con un pindarico sprazzo "fanno cultura" appiccicando 5 foto 10 x 15 su un cartone sulla porta di un trappito, a sua imperitura memoria. Spesso e con bronzea baldanza a questa formula viene affibbiato il nome di SAGRA, senza nemmeno conoscerne il significato o il senso. Troppe volte in questo tipo di "evento" tutto il "programma" si estrinseca nel rendere pubblico l'orario di apertura delle casse. Questa è indubbiamente la formula più adottata, e più dura a morire; ma anche la più pericolosa. Pericolosa per l'economia locale, come rilevato di recente da Confcommercio che, prendendo in esame quanto accade in una regione, ha reso noti una serie di dati che dimostrano un impatto negativo sul fatturato dei pubblici esercizi, ed in particolare sulla ristorazione pubblica, che va dal -4 % al -33%. Si, sulla ristorazione pubblica, perchè questi piccoli imprenditori che gestiscono i pubblici eservizi che, pagando le tasse tutto l'anno, avrebbero il diritto di essere tutelati specialmodo nel periodo di punta dell'afflusso turistico, vengono invece bellamente danneggiati dalle sedicenti "PRO LOCO" che anzichè adoperarsi per favorire l'economia locale, hanno come unico scopo il rimpinzamento delle casse dell'Associazione, "PRO LORO" insomma, e il tutto con contorno di concorrenza sleale, di elusione di tutte le normative igienico sanitarie, di sicurezza e fiscali, che oltre a procurare un danno all'erario concedono un pietoso colpo di grazia alla già malandata economia del territorio. Questo tipo di evento oltre al danno economico "lascia" al territorio esclusivamente cumuli di stoviglie usa&getta da smaltire.
All'estremo opposto la formula adottata dalla Fondazione Gian Battista Vico di Vatolla, eccellente e assolutamente da copiare, che ideando l'evento "Nundinae" si è posta un primo obiettivo, cioè di attrarre i visitatori, allestendo un piacevolisismo e ben selezionato mercatino che spaziava dall'usato-antiquariato (cocci, vetri, utensili, armi, quadri ecc..) all'artigianato dei tessuti lavorati di pregio (canapa, lino, pizzi) passando per i banchetti che offrivano le meraviglie locali, cipolle, soppressate, capicolli, formaggi, casoricotte, caciocavalli, origano, dolci tradizionali (pizza roce annasprata), vino, olio, pere secche ed altre delizie, il tutto allietato da discreta musica dal vivo (senza l'inutile palco) che intratteneva i convenuti che lietamente poi potevano visitare (al costo di 1,50 euro a persona per la guida) i luoghi dove dimorò il celebre Vico, godendone e apprezzandone le opere e gli ambienti vissuti ed anche lo stupendo panoroma che anche i suoi occhi avevano apprezzato: l'isola d'Ischia che nelle luci del tramonto faceva capolino fra Capri e Punta Campanella (immagine struggente che certo non ostacolava il pensiero filosofico..).
Ed ecco il punto: a coronamento e degno supporto della serata i Ristoratori del luogo offrivano dei menù promozionali dedicati alla Cipolla di Vatolla, offerta sotto varie forme ed accompagnata da splendidi affettati di pecorino, capicollo, pancetta e soppressata rigorosamente del luogo. Il tutto nel rispetto della legalità, di chi paga le tasse tutto l'anno, della promozione dei prodotti agro-alimentari locali, dell'economia locale nonchè (non ultime) della salute e del sollazzo del visitatore. Davvero un evento "PRO LOCO". Alfonso Toscano, 10 agosto 2012

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[257]   
Da: Peppino di Rosa 
(Vivaro Romano (Rm))
  Re: commenti agli eventi
[11-09-2012]  

Nell’ultima domenica di agosto,
in un paese in mezzo alle montagne,
un piccolo concerto fu proposto,
frizzante e fresco più dello champagne.
Il gruppo musicale era composto
dalle bambine di quelle campagne.
Il gruppo sono le “Juaranelle”
cantavano stornelli e tarantelle.




Vivaro Romano (Rm)





La locandina


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[258]   
Da: Peppino di Rosa 
(Vivaro Romano (Rm))
  Re: commenti agli eventi
[11-09-2012]  

Nell’ultima domenica di agosto,
in un paese in mezzo alle montagne,
un piccolo concerto fu proposto,
frizzante e fresco più dello champagne.
Il gruppo musicale era composto
dalle bambine di quelle campagne.
Il gruppo sono le “Juaranelle”
cantavano stornelli e tarantelle.




L'esibizione




Foto di gruppo



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[259]   
Da: Tiziano 
  Re: commenti agli eventi
[14-09-2012]  
A Peppi' se l'avessi saputo
de sicuro ce sarebbi venuto
se lo rifai fra un annetto
ce vengo e me porto l'organetto

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[260]   
Da: Peppino di Rosa 
(Vivaro Romano (Rm))
  Re: commenti agli eventi
[14-09-2012]  

Sarebbe uno spettacolo perfetto,
in quanto serve pur la melodia.
Però ae ne riparla tra un annetto,
per questa originale rapsodia.
Ma se consideriamo un atro aspetto,
prima che venga Pasqua Epifania,
potremmo anticipare il concertino
e a conclusione....tarallucci e vino.

PdR



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[261]   
Da: Damiano Nicolella 
(Martina Franca TA)
  Re: commenti agli eventi
[25-09-2012]  
Ciao a tutti,

volevo rispondere a Barbara, che purtroppo non conosco di persona, a proposito dell'abuso della pizzica che si fa ovunque. Sempre secondo la mia esperienza di ballatore pseudo-tradizionale della pizzica pizzica di Ostuni.

Cara Barbara, penso che già lo sai, ma ti do due dritte. La vera pizzica-pizzica qui sulla Murgia la puoi vedere al meglio (secondo la mia opinione) d'inverno, quando tutta la marmaglia di turisti è andata via e ci riuniamo, poni il caso, da "Micchio" in contrada Pascarosa, sulla Martina Franca-Ostuni, e siamo io, gli ostunesi purosangue che portano serenate da quando avevano 5 anni, qualche buon "tagghiato" brindisino, i cantori di Villa Castelli di ritorno dalla rimonda degli ulvi e l'unico pubblico che c'è sono gli onnipresenti inglesi che ci hanno colonizzato abbondantemente. Allora, quando siamo noi e la stufa accesa, QUELLA è una situazione tradizionale! Nessuna meraviglia che si balli in un metro quadro come avveniva cinquant'anni fa. Se mi vieni a trovare in Puglia, come ho già fatto per Antonio Tonietti, sarò ben felice di portartici.

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[262]   
Da: barbara 
  Re: commenti agli eventi
[27-09-2012]  
Damiano,
Stavo valutando con un mio amico di venirti a trovare, vista l' occasione...
Puoi farmi avere per favore qualche altra indicazione sul periodo in cui si svolge questo incontro? Così cominciamo ad organizzarci e vedere se è possibile scendere qualche giorno da quelle parti. Ne sarei molto felice.
Se preferisci scrivimi in privato.
Grazie ancora!!!

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[263]   
Da: alfonso 
  Re: commenti agli eventi
[21-10-2012]  
"Stargate Gelbison"

Fazzoletti rossi al collo, calzettoni bianchi e pon-pon, gilet nero su camicia bianca per gli uomini, parannanza (di raso) rossa su gonne nere per le donne, saperi & sapori, fusilli, balli della tarantola, torte di ricotta & pere, fichi ricoperti di cioccolato, rivendite spacciate per sagre di questo & quello, genius loci, artigianato della tegola pittata, pianole & computer, bottiglie inutilmente e malamente impagliate, presepi viventi che più morti non si può, il tutto al suono di “me ne voglio jj a lu cilientooooo, me la voglio nzurà na cilentanaaaa” , magico mantra che ottunde, suggella, consacra e rende intoccabile ogni cosa sulla quale aleggino queste note, mentre relega al ruolo di disfattista incontentabile chiunque tenti di contrastarne l’opera di appiattimento culturale e di strisciante rincoglionimento che ne deriva e consegue. Come ogni altra terra, anche il Cilento, quello genuino, vivo e vegeto, difende gelosamente la sua integrità ben protetto nel compartimento stagno della sua arcaica dimensione, impenetrabile a chi non conosca l’ubicazione della Porta Magica attraverso la quale è possibile l’accesso, invisibile all’occhio irridente, superficiale e distratto dei più.
Eccoci col pensiero già sul Monte Gelbison, uno Stargate il cui architrave spazza in un istante il fatuo così come le umane meschinità, ogni orpello, rasserenando le intime sofferenze e proiettando tutti in una Dimensione di compostezza, consapevolezza, serenità e schietta allegria, sano piacere del corpo e dello spirito. Dimensione che rende immuni perfino alla pressione soffocante dei media che il 13 ottobre scorso , diffondono ai quattro venti il comunicato: “ 13 ottobre 2012 – ALLARME METEO in buona parte d’Italia, a causa del ciclone “Cleopatra”. Rischio nubifragi in Campania, Lazio, Basilicata, Puglia e Calabria..".

..poche ore dopo, 14 ottobre 2012: è appena passata da qualche ora la mezzanotte. In centinaia di case sparse nei borghi dal Lazio alla Calabria, Puglie e Basilicata mille luci si accendono sincronizzate da un ancestrale richiamo che sebbene sopito dalla moderne pene sopravvive prepotente. Si lascia il materasso, un caffè e una sciacquata e via, si parte per convergere in direzione di un luogo-simbolo di un'area che, pur dilaniata nei confini politici dall'incessante avanzare della Storia, conserva significativo e intatto il nome da "stargate": VALLO DELLA LUCANIA, nome-monito di una irrimediabilmente coesa regione che accomuna centinaia di cittadine unite dalla stessa lingua, dalla medesima progenie e dalla comune cultura: La Grande Lucania. ..Grande e strafottente.
     
Da Vallo si devia per Novi Velia da cui si srotola il serpentone d’asfalto che da quota 700 m porta al Santuario della Madonna del Monte Gelbison (1706 m.) per lo stagionale rito di “chiusura”: auto, pullman, furgoni, caravan,  navette già dalle 7 del mattino sbarcano devoti che, percorrendo gli ultimi chilometri chi sull’asfalto e chi lungo l’antico “sentiero dei pellegrini” che nei 1000 metri di dislivello regala a profusione funghi, castagne e ciclamini, convergono  e si inerpicano sul Sacro Monte, quali sparpagliati e quali riuniti in compagnìe, stimolati dalla scìa sonora di decine e decine di suonatori che granitici, immortali, incuranti, muniti del loro inseparabile strumento aprono il passo alle cènte e avvertono la Madonna con i loro suoni che anche quest’anno i suoi figli vengono a ricoverarla dal gelido inverno. E tutti turrniàndo attorno alle sacre edicole e bucando le nuvole accompagnano il popolo fin davanti all’altare allietando la giornata con suonate, canti e danze nell’ampio sagrato e nelle aree circostanti, non prima di aver portato sonoro omaggio alla Madonna.

Fra questi domenica 14 ottobre 2012 erano presenti:

-Bianco Pasquale da Lauria (PZ) con la sua zampogna
-Bianco Rosa da Lauria (PZ) con la sua ciaramella
-De Franco Giuseppe da Laino Castello (CS) con zampogna e ciaramella
-Saverio Troncone da Cannalonga (Cilento) con ciaramella e organetto
-Nunziata Cortazzo da Cannalonga (Cilento) danzatrice
-Forastiere Francesco da Latronico (PZ) con la sua zampogna
-Paolino Francesco da Aieta (CS), con la sua zampogna (suonatore e costruttore)
-Saturno Marco di Licusati di Camerota (Cilento) con la sua zampogna e ciaramella (anche costruttore)
-Forastiero Antonio da Lauria (PZ), suonatore/costruttore di zampogna e ciaramella noto in tutto il mondo
-Falce Giovanni di Casaletto Spartano (Cilento) con ciaramella e organetto
-Alagia Mario da Laurìa (PZ) con zampogna e ciaramella
-Gianluca Zammarelli da Valmontone (RM) con la sua zampogna (anche costruttore)
-Di Canto Luca di Trentinara (Cilento) con zampogna e tamburello
-Antonio Cortazzo da Cannalonga (Cilento) con la sua ciaramella
-Miceli Francesco di Laurìa (PZ) con organetto e ciaramella
-Pina Speranza da Novi Velia (Cilento) danzatrice e cantatrice
-Titti Pepe da Bellosguardo (Cilento) danzatrice
-Tommaso Sollazzo da Salento (Cilento) con la sua zampogna
-Lovisi Giuseppe Biagio di Casaletto Spartano (Cilento) con il suo organetto 4 bassi
-Amato Umberto da Fortino di Casaletto Spartano (Cilento), con il suo organetto 2 bassi
-Pietro Citera di Vallo della Lucania (Cilento) con la sua zampogna (anche costruttore)
-Nicolino Cortazzo da Cannalonga (Cilento) con il suo organetto
-Pergiante Biase da Lagonegro (PZ) con la sua zampogna (suonatore anche di organetto e fisarmonica)
-Agostino Carlo Magno da Matera con la sua zampogna
-Vincenzo Curcio da Torraca con la sua zampogna
-Carlo Preziosi (Cilento) con la sua zampogna

Erano presenti inoltre suonatori da Viggiano e Omignano, alcuni dei suonatori erano al seguito delle compagnìe venute da Mormanno Calabro, Laino Castello (CS), Licusati (Cilento), Viggiano (PZ). Altri suonatori sono sfuggiti al censimento per mancanza di tempo.

Qual’è il segreto di questi Stargate che riescono a vanificare perfino l’umana stupidaggine ??

http://www.alfonsotoscano.it/audiovideo-foto-gelbisonChiusura12.htm

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[264]   
Da: zammarelli 
  Re: commenti agli eventi
[23-10-2012]  
A richiesta di Alfonso inserisco questo mio commento integrato con altri ricordi di quella strana, affascinante e misteriosa giornata.
Posso confermare tutto e ribadire come ormai solo in queste feste religiose si può osservare non solo la tradizione, ma soprattutto un particolare modo di sentire, vivere, mangiare, parlare, divertirsi, che rientra in una ben precisa Identità, che non è solo di una regione, ma di un popolo più esteso che un tempo non troppo remoto aveva gli stessi interessi, le stesse tradizioni. Questo può avvenire anche perchè nell'intimo di ogni visitatore/suonatore sul Gelbison si sente anche come propria la madonna. Altrove, nelle sagre, nei festival, essi non vanno più, ma sul monte si sentono a casa.
Personalmente ho partecipato ad una grande esperienza chiuso nel rifugio dei monaci, a mangiare con degli ottantenni che avevo accompagnato sul monte (Saverio e consorte), riparati dalla pioggia, con decine di anziani e anziane di varie zone, che cantavano sulla zampogna e ballavano a uso antico, riempiendosi a dismisura di vino (e reggendolo molto bene sia uomini che donne).
Mi ricordo in particolare un'anziana di Laino che cantava in continuazione, adagiandosi fisicamente alla zampogna con le lacrime agli occhi e il bicchiere di vino in mano. Nella grande sala fatta ad archi il suono si espandeva e pervadeva tutti quanti, il suono della zampogna, e soprattutto la campana della chiave, scandiva il ritmo e l'armonia per tutti. Non si faceva a tempo a finire una tarantella che già altri si buttavano nella mischia, soprattutto le anziane, che ballavano ad uso antico, strisciando i piedi, quasi senza alzarli, pareva che pattinassero lievemente.
Tutti ridevano con una naturalezza straordinaria, segno di una consapevolezza profonda di quella festa, ci si divideva il vino di ogni qualità ma rigorosamente naturale (quasi a rischio aceto), e poi soppressate nere e capicolli scuri, formaggi. Tutti i capi famiglia dirigevano la lunga tavolata e alla fine ordinavano alle consorti di pulire accuratamente il proprio posto (dicevano: "pulizza tutto, nun adda rimanè manco na vriciola!). Si richiedevano solo tarantelle e pastorali, gli organetti si inserivano soavemente, senza sopraffare i "suoni", senza prevaricare nessuno.
Nessuno chiedeva l'origine o la provenienza di nessuno, quasi a dire che se si era là, si era della stessa famiglia. Eppure c'erano anche paesani con leggeri accenti stranieri (germania, svizzera, forse, chissà...), alcuni intercalavano suoni del settentrione, segni di una emigrazione sempre attiva e lancinante, le cui ferite ancora si fanno vedere, e tra loro io, romano-cilentano, perso nei ricordi e nella riattualizzazione di feste passate, suonatore per loro. Fuori ormai pioveva, ma eravamo incuranti dell'acqua che ci bagnava e che bagnava gli strumenti, che ormai non si potevano più accordare, i bordoni erano bloccati...eppure tutto era stranamente accordatissimo. Peccato non avere registrazioni o foto di quei momenti.
Erano 30 anni che non vedevo una cosa del genere, cioè anziani che cantano e ballano solo per il proprio piacere/necessità, senza dover dimostrare nulla a nessun ricercatore, a nessun giovane estraneo, a nessun festival più o meno valorizzato. Uscimmo da lì più sazi di vita e certamente senza troppe differenze di età. E ci sarebbe da raccontare ancora.....



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