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Torna all'elenco argomenti | Mercoledi 24 Gennaio 2018

Forum: clicca qui per aprire un nuovo argomento   
Da: Alfonso 
(Lucania)
  Iconografia della zampogna (2)
[14-02-2007]  
vogliamo tentare una ricerca iconografica sulla zampogna ?


Zampogna gigante a chiave di Monreale (Sicilia) cartolina del 1900





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[106]   
Da: Tiziano 
(Ostia)
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[11-10-2010]  
Riguardo il quadro di Antoine Auguste Ernest Hebert -1817-1908 debbo dedurre che trattasi di Ciociaria infatti esso soggiorno dal 1853 al 1854 nel paesino Ciociaro di San Germano, dove trasse ispirazione dal popolo Ciociaro per dipingere molti dei suoi quadri, un periodo lo trascorse anche nelle pianure pontine

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[107]   
Da: Giancarlo 
(molise)
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[11-10-2010]  
-Per Tiziano: la foto "fiorentina" è molto bella, nonostante ...le insinuazioni!
Dove l'hai scattata di preciso?

-Per tutti: Aspettando qualche foto migliore dei dipinti, non posso non notare solo alcuni delle tantissime piccole differenze che ci sono.
Tralasciandone tante, ne cerchio qualcuna.
Quello che più si nota è la visibilità ed il risalto che viene dato al volto del danzatore, nell'originale quasi completamente coperto.

...Una volta i pittori, molto spesso, si ritraevano in qualche personaggio della scena dipinta... chissà!?!?

...Nella copia sono presenti numerosissime "faccette" e "fantasmi" (ricordate il dipinto "l'albero della vita" di qualche tempo fa?), ma non li ho evidenziati.







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[108]   
Da: alfonso 
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[16-10-2010]  
sempre da parte di Tiziano:

"Un altra quadro di Antoine Auguste Ernest Hebert, olio su tela datato intorno al 1850 olio su tela conservato presso il museo D'Orsay di Parigi Dal titolo "Malaria" . a prua della imbarcazione e' visibile una zampogna"








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[109]   
Da: alfonso 
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[16-10-2010]  
il nostro Peppino di Rosa invece ci manda due foto (ma quanno v'imparate a mettere le foto da soli ..??) tratte dal libro di Roberta Tucci “I suoni della Campagna Romana” Editore Rubettino

il dipinto qui è attribuito a Leopold Robert (L'arrivo dei mietitori nelle paludi pontine), Olio, Proprietà del Museo del Louvre, Parigi (foto RMN - C.Jean)








il disegno a matita è invece di Zanella, e comne si vede si tratta di "Danza del mietitore" tratta da "l'arrivo dei mietitori nelle paludi Pontine" di Lepold Robert










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[110]   
Da: alfonso 
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[16-10-2010]  
per colorio che sono ineterssati all'iconografia della zampogna la discussione continua qui, per quelli invce ineterssati a chiarire la paternità del dipinto e la quantita di copie esistenti la disacussione continua nel nuovo topic "l'arrivo dei mietitori nelle paludi Pontine" appositamente aperto http://www.alfonsotoscano.it/forum/subject.asp?S_ID=747&H_ID=36&pagei d=2&Show=1

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[111]   
Da: alfonso 
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[05-11-2010]  
da parte di Damiano Nicolella:

"dato che non riesco a postarla sul forum te la mando per e-mail. In allegato
trovi la foto di un particolare della tela "Nativirà con Santa Rosa da Lima ed
adorazione dei pastori", del pittore Nicola Gliri di Bitonto (Bari), risalente
al 1681 e custodita nella chiesa di San Domenico qui a Martina Franca. Mi
raccomando alla didascalia. Trattasi di una "zampogna a paro", a detta di Carlo
Massarelli il modello più arcaico"








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[112]   
Da: Pier Filippo Melchiorre 
(Ascoli Piceno)
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[05-11-2010]  
...sembrano le ciaramelle di Amatrice

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[113]   
Da: Quirino 
(Roma - Portuense)
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[08-11-2010]  
...se non avessero detto la zona avrei detto che sono le ciaramelle dell'alta sabina volgarmente conosciute come amatriciane...

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[114]   
Da: giancarlo 
(molise)
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[08-11-2010]  
Amici mie scusatemi, ma non comprendo la simiglianza con le ciaramelle di amatrice.
Mi spiegate meglio cosa ritenete sia simile?
Le ciaramelle di amatrice, comunque hanno "canne" disuguali come lunghezza ... o no?
Molto più evidente la similitudine con una zampogna del tipo "a paro".
Non dimentichiamo però che più di una volta i pittori hanno rappresentato aerofoni a sacco "con un pò di fantasia" o ispirati da modelli ( e schizzi) d strumenti visti altrove!
Saluti.


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[115]   
Da: Pier Filippo Melchiorre 
(Ascoli Piceno)
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[08-11-2010]  
hai ragione Giancarlo....io ho detto sembrano perchè
le ciaramelle di Amatrice sono lievemente disuguali
e potrebbero essere scambiate (a secondo della vista prospettica)
per una zampogna a paro.
...e comuqnue io non mi fido più di tanto delle rappresentazioni pittoriche....
la fantasia degli artisti è molto fervida....penso che l'attendibilità
di rappresentazioni pittoriche debba iniziare dal periodo
dei "vedutisti" e quindi a partire dalla fine del XVIII° sec. ......e poi
sempre con molta cautela.

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[116]   
Da: Damiano  
(Martina Franca TA)
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[08-11-2010]  
Cari amici,

grazie per i vostri interventi. Comunque penso che la zampogna in questione sia una zampogna autoctona pugliese del 1600. A dimostrazione di ciò vi allego una foto di uno zampognaro di zampogna "a paro" del presepe di Stefano da Putignano, grande artista rinascimentale, nella chiesa del Carmine a Grottaglie (Ta). Detto presepe risale al 1530.








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[117]   
Da: Damiano  
(Martina Franca TA)
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[08-11-2010]  
Forse vado off topic, ma ci tenevo a postarla... ecco una foto particolare di un parente della ciaramella: il corno da caccia. Tenete conto che il detto corno si suona ancora oggi a Putignano (Ba) durante il carnevale e precisamente durante il "giovedì dei cornuti".




Taranto, Duomo di San Cataldo, pavimento musivo del XI secolo: centauro suonatore di corno



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[118]   
Da: alfonso 
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[07-12-2010]  
zampogna su ceramica Rometti






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[119]   
Da: Peppino di Rosa 
(Vivaro Romano (Rm))
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[23-12-2010]  

Da IL MESSAGGERO del 23.12.2010

Anche Nerone suonava la zampogna




di Oliviero La Stella
ROMA (22 dicembre) - La memoria dell’infanzia si risveglia in questo periodo dell’anno con un’acuta nostalgia. E per coloro che erano bambini negli anni Cinquanta e Sessanta o ancora prima, tra i ricordi riaffiora puntuale quello degli zampognari. Il suono delle zampogne e delle ciaramelle – alle quali era affidata la parte solistica del breve concerto dei pastori – rappresentava la colonna sonora dei nostri Natali.

Provenienti dalla Ciociaria, dall’Abruzzo e dal Molise, gli zampognari inondavano di musica le strade di tutta la città, dei quartieri borghesi come di quelli popolari. Per noi bambini metropolitani il loro arrivo non rappresentava soltanto l’annuncio delle feste natalizie, ma anche il concretizzarsi dinanzi ai nostri occhi di un mondo pastorale e arcaico del quale avevamo sentito parlare dai nonni, dai genitori, del quale avevamo letto sui libri di testo. Diventavano reali le figure e le melodie evocate da Pascoli in quei versi che la maestra ci aveva chiesto di imparare a memoria: «…ed ecco alzare le ciaramelle/il loro dolce suono di chiesa, suono di chiostro,/suono di casa, suono di culla,/suono di mamma, suono del nostro/dolce e passato pianger di nulla».

Con il definitivo tramonto del mondo pastorale, le strade della città sono diventate orfane di quei suoni natalizi. Mentre a Roma i caldarrostai sono ormai una presenza costante, li si incontra anche a ferragosto a vendere castagne a prezzo d’oro, gli zampognari sono scomparsi da molti anni. Sollecitati dalla nostalgia siamo andati sulle loro tracce, in Molise.

Prima tappa del viaggio a Isernia, dall’editore Cosmo Iannone che ha pubblicato La zampogna, due ponderosi volumi (530 pagine ricche di illustrazioni) considerati una bibbia sul tema degli “aerofoni a sacco” in Italia; Iannone ci presenta Mauro Gioielli, il curatore dell’opera, un antropologo culturale che la passione per l’oggetto dei suoi studi ha spinto a fondare un gruppo di musica etnica, “Il tratturo”. Con Gioielli il discorso parte da lontano, dalle origini dello strumento, che si perdono in un tempo remoto. E’ tuttavia certo che l’“utriculus” (piccole otre) si suonasse nell’antica Roma.

«L’imperatore Nerone era uno zampognaro», afferma lo studioso. E aggiunge: «Vari storici, tra i quali Svetonio e Marziale, ci raccontano che amasse l’“utriculus” ed è assai probabile che suonasse questo strumento anziché la cetra, dal suono assai più debole, durante l’incendio di Roma». Dalla nostrana zampogna, rivendica con orgoglio Gioielli, discendono tutti i circa quaranta tipi di cornamusa diffusi nel mondo, in Europa e altrove.

Da Isernia ci spostiamo a Scapoli, un paese di 600 abitanti ai piedi delle Mainarde che oggi è considerato “la capitale” della zampogna. Qui a metà degli anni Settanta è nata una mostra-mercato, diventata quindici anni dopo un festival internazionale che attira da tutto il mondo esperti e appassionati di zampogne e cornamuse, qui esiste un piccolo museo e vi si svolge un’intensa attività didattica per avvicinare i giovani allo strumento che suonavano molti dei loro nonni.

Principale animatrice di queste attività è Antonietta Caccia, fondatrice dell’Associazione culturale Circolo della zampogna. «Fino agli anni Sessanta – dice la signora Caccia – quello delle novene di Natale era un rituale religioso molto sentito, a Roma e a Napoli, e dava modo ai nostri pastori di integrare sostanziosamente i loro magri guadagni. Zampognari e ciaramellai scendevano in città in due riprese, nove giorni prima dell’Immacolata e nove giorni prima del Natale, suonando appunto per nove giorni. A Roma svolgevano un’attività itinerante, e nel centro della città erano soliti sostare dinanzi alle “madonnelle” agli angoli delle strade. A Napoli invece suonavano presso le famiglie che avevano prenotato la novena: in precedenza, spesso l’anno prima, avevano concordato il prezzo dei concerti consegnando al committente la “cucchiarella”, un mestolo di legno che rappresentava l’impegno contrattuale. Cominciavano alle quattro del mattino e andavano avanti fino a mezzanotte, riuscendo a soddisfare anche quattrocento famiglie al giorno».

Antonietta Caccia conferma quanto ci ha detto Mauro Gioielli. Ovvero che la zampogna sta vivendo una fase di rilancio, suonata non più da pastori ma da appassionati. Si tratta di studenti, studiosi, musicisti professionisti ma anche di gente di ogni età (uomini e donne) che si è innamorata di questo strumento. Suonano in occasione di mercatini natalizi, presepi viventi o spettacoli di musica etnica in Italia e all’estero.

Questo fenomeno ha consentito di sopravvivere, o di riaprire, alle botteghe artigiane che fabbricano zampogne e ciaramelle. In tutta Italia sono una ventina, quattro delle quali a Scapoli. Ne visitiamo una, quella di Luigi Ricci, e ci sembra di compiere un salto indietro nel tempo. Nel piccolo locale l’unica concessione alla modernità è un tornio elettrico, che ha sostituito quello a pedale. Gli altri strumenti sono quelli di una volta, come le “sgorbie” con le quali si scavano i fusi di legno. I materiali migliori sono quelli di sempre: pelli di capretto o di agnello per l’otre, legno di ulivo, prugno o ciliegio per le canne sonore. Ricci, un uomo dal volto mite come quello di mastro Geppetto, mostra uno strumento quasi ultimato. Ci viene da pensare che quell’otre di pelle d’agnello presto “tornerà a vivere”. Forse influenzati dalle parole di Gioielli: «Il suono della zampogna richiama il belato della pecora. Per i pastori era un modo di far rivivere questo animale al quale dovevano tutto».









http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=13 1780&sez=HOME_SPETTACOLO

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[120]   
Da: alfonso 
  Re: Iconografia della zampogna (2)
[11-03-2011]  
tanto per dare un'ulteriore informazione il dipinto del post. n 76, pagina 6, riproduce la scalinata di Trinità dei Monti

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