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Stai rispondendo al messaggio di: Pino Pontuali
[30-03-2007, a  11:57]
Re: Costruttori di organetti
L'elenco che ho fornito non enumera tutti i costruttori, ce ne sono altri sia in Italia che all'estero. Probabilmente alcuni avranno chiuso l'attività, visto lo strapotere di altri.

Gli artigiani di organetto, e di conseguenza anche di fisarmonica, sono molto concentrati a Castelfidardo (AN) perchè è lì che è stata fondata la prima fabbrica italiana di fisarmoniche diatoniche (è il nome corretto degli organetti) da un certo Paolo Soprani nel 1863.
Dal momento che la cosa può interessare vi allego una breve storia dell'organetto.

BREVE STORIA DELL’ORGANETTO
I primi esemplari di fisarmoniche diatoniche furono costruiti intorno agli inizi del XIX sec. attraverso vari esperimenti di C.F.L. Buschmann a Berlino, C. Demian a Vienna e C. Wheatstone a Londra. I primi brevetti risalgono agli anni 1821 -1822. In seguito la fisarmonica diatonica fu costruita secondo diverse tecniche, con innovazioni continue, che produssero strumenti affini, ma differenti per forma e caratteristiche, adottati nella musica popolare di tantissimi paesi.
La fisarmonica diatonica è uno strumento aerofono meccanico, ad ance libere e a doppia intonazione, costituito da un soffietto fissato su una piccola scatola rettangolare:
- aerofono perché il suono è generato da un flusso d’aria;
- meccanico perché il flusso d’aria non è di produzione umana ma generato da un mantice o soffietto;
- ad ancie libere perché queste vibrano su se stesse;
- diatonico perché i suoni sono ordinati solo nella sequenza della scala naturale in cui è accordato lo strumento;
- a doppia intonazione perché ad ogni tasto corrispondono due suoni differenti correlati al movimento del mantice.
E’ il mantice che, con il suo movimento, immette aria in due "casse" contrapposte, entro le quali sono disposte numerose ance metalliche; mediante un meccanismo di leve e molle, comandato da due tastiere, vengono aperti appositi fori ricavati sul fianco delle due casse. In tal modo si alimentano le ance con l'aria necessaria alla loro messa in vibrazione. Le ance sono accoppiate, sullo stesso foro, in modo da produrre un suono, alternativamente, con l'aria aspirata o sospinta all'esterno dal mantice. Quindi nell’organetto si ottengono due note diverse a seconda che si apra o si chiuda il mantice e questo perché le ance accoppiate non sono accordate all'unisono, ma ad un dato intervallo di distanza. Come già detto, la messa in vibrazione di queste ance è comandata da due tastiere: quella su cui lavora di solito la mano destra viene usata per suonare la melodia e quella usata dalla mano sinistra viene utilizzata per l'accompagnamento armonico-ritmico.
Per sapere come l’organetto arriva in Italia ci si deve basare sulle leggende tramandate dai pionieri dello strumento: Si racconta che, in una sera d’estate del 1863, un pellegrino straniero, di ritorno dal santuario di Loreto, si fermò presso un casolare di Castelfidardo (AN), chiedendo ospitalità per la notte. Il pellegrino portava a tracolla, oltre la bisaccia, uno strano oggetto musicale ed il contadino che l’ospitò, colpitone dalla forma e dal suono, fece in modo di appropriarsene, non si sa bene se facendoselo cedere o se disegnandolo durante la notte pezzo per pezzo.
Quel contadino si chiamava Paolo Soprani ed avviò il primo laboratorio in Italia per la costruzione di organetti.
Dal primo organetto a due bassi (detto anche “du’ botte” in Abruzzo) si passò a quelli con quattro bassi, poi con otto bassi, dodici, ecc., fino ad arrivare, agli inizi del secolo, alle moderne fisarmoniche. L'Italia, grazie a numerosi e valenti costruttori, può vantarsi di avere forse la migliore produzione di fisarmoniche del mondo.
Grazie alla sua facile trasportabilità, alla sua facilità di manutenzione, alla sua robustezza (caratteristica molto importante allora perché si girava a suonare a piedi, a cavallo o al massimo in bicicletta), all’accordatura che non doveva essere aggiustata, alla possibilità di evidenziare la ritmica con l’invenzione dei bassi ed infine la possibilità di suonare lo strumento senza essere obbligati a conoscere la musica, decretarono il grosso successo dell’organetto presso le masse popolari facilitandone la diffusione capillare. L’organetto, come la zampogna e le launeddas dalle quali ha ereditato gran parte del suo repertorio, è parte integrante della musica tradizionale e quindi, proprio perché questa musica non è scritta, si insegna col metodo orale detto “ad orecchio”, salvo poi utilizzare lo strumento per espressioni musicali di proprio gradimento se non addirittura sperimentali.

Pino

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