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Stai rispondendo al messaggio di: Alfonso
[04-04-2007, a  17:14]
Re: evoluzione/tradizione nella costruzione della battente
l'ipotesi di Carlo Cecconi a mio avviso non è ugualmente praticabile..

bisognerebbe vedere se questo sistema delle recchie sia stato usato occasionalmente da vari "autocostruttori" per uno-due esemplari oppure sia stato adottato da più di un costruttore per una piccola produzione di battenti, sia pure relativamente estesa nel tempo,

nel primo caso ogni ipotesi di utilizzo dei forellini è buona, per assurdo qualcuno potrebbe aver adottato un sistema assolutamente impensabile ( ai voglia a scervellarsi..!!) e poco plausibile che potrebbe essere riuscito ( e quindi arrivato a noi..) solo dopo una lunga serie di tentativi e di fasce spezzate.. quindi inutile lambiccarsi il cervello..

nel secondo caso ossia nel caso di una piccola produzione diluita nel tempo da parte di vari costruttori le ipotesi di uso di questi forellini devono necessariamente rispettare un certo criterio di funzionalità, ed è di questa seconda ipotesi quindi che possiamo discutere:

-"..le fasce quando sono piegate tendono comunque a ritornare alla situazione di partenza.."

vero, ma è una tendenza che si contrasta con metodi semplicissimi, cioè poggiando un peso all'interno e all'estero della fascia nel punto più stretto,

nel caso invece che il fondo oppure la tavola siano già incollati (l'uno o l'altra) non credo che al momento di incollare il fondo oppure la tavola sia necessario mantenere a giusta distanza le fasce nel punto più stretto ricorrendo a questo espediente della corda passante per i forellini, perchè le fasce dovrebbero essere sufficientemente immobilizzate dalla pressione necessaria e indispensabile per ottenere un buon incollaggio del paino o del fondo

ossia se si adotta questo sistema per impedire che le fasce slìttino, vuol dire che non si è esercitata la giusta pressione su di esse necessaria all'incollaggio,

e poi stando a quei pochi casi, e sottolineo pochi, che mi è capitato di vedere, la posizione dei fori era simile al caso B dello schema qui sotto, sarebbe stato molto più semplice e logico posizionarli come nel caso A, in modo da permettere l'inserimento di un legnetto che distribuisse lo sforzo della trazione su tutta l'altezza della fascia e contemporaneamente impedire la "stracciatura" del sottilissimo spessore della fascia

mi piacerebbe fare due chiacchiere con Carlo Cecconi prima per conoscerlo personalmente e poi per sapere se la sua è solo una ipotesi oppure, come penso, sia fondata su qualche indizio rilevato su qualche reperto, chissà..

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