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Torna all'elenco argomenti | Messaggi | Mercoledi 22 Novembre 2017

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Stai rispondendo al messaggio di: Davide
[07-03-2007, a  16:11]
Re: evoluzione/tradizione nella costruzione della battente
Alfonso forse sono stato frainteso ma, non ho mai detto che è scorretto o non tradizionale usare il compensato per costruire battenti contadine, in altro luogo ho contestato caso mai la cronologia dell'immissione del compensato nella tradizione (per una questione di esattezza storica e cronologica). Una delle prime cose che impari quando studi etnomusicologia è appunto quella che la tradizione non è mai statica. Nel più volte citato libro di Valentino si parla di Cannatelli che ha sostituito il legno col compensato perchè questo soddisfava comunque le aspettative dei suonatori e i giudici sono quest'ultimi....
Presumo che nel 1700 un liutaio poteva anche andare a comprare personalmente il legname di suo interesse anche in luoghi distanti dal posto dove lavorava altrimenti poteva reperire legname eccellente o altri materiali utili al suo lavoro vicino casa. Sorge a questo punto la nota dicotomia (per me non c'è sta dicotomia) battente ricca battente povera. Quindi se è vero che un falegname costruiva battenti col legname che aveva a disposizione, è anche vero che un liutaio poneva abbellimenti in avorio (poveri elefanti) rispettando il suo modo di lavorare e la sua etica che (dovrebbe essere ancor oggi così) gli "imponeva" che le sue chitarre fossero belle e con un bel suono, per me rispettava anche lui la tradizione e per quanto ne so io gli elefanti non si allevano nè si allevavano in Italia. Quindi se oggi un liutaio ordina l'abete della Val di Fiemme non piscia fora o rinale, caso mai rispetta il suo lavoro di sempre e la tradizione dei liutai seri. Se parliamo poi dell'essere filologi o meno è un altro paio di maniche, c'è chi usa legnami che all'epoca della nascita del nostro amato strumento non erano in uso nella liuteria, o mette i tasti della chit classica nella battente, però se il risultato è il suono magnifico di una chitarra di Vincenzo De Bonis io dico: Chi se ne fotte della filologia!
Saluti Davide.

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