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la costruzione della chitarra battente
 
 

 

 
 
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la chitarra battente costruita da Luca Luzzu

 

 

 
 
 
 

clicca sulla foto per ingrandirla

 
 

 

 
  note sulla costruzione  
 

 

     La chitarra è stata costruita interamente da me, compresi gli intarsi (ho solo chiesto qualche informazione teorica a dei restauratori). Per la rosetta ho avuto un'idea geniale derivata dal fatto che le rosette precostruite in legno costano non poco (circa Euro 40,00): ho preso dei filetti (di cui uno è lo stesso della giuntura delle fasce), li ho tagliati a pezzettini lunghi tanto quanto lo scavo fatto attorno alla buca e li ho inseriti levigandoli successivamente come in un normale intarsio. Ci sono stato circa due settimane per farlo!
 

    Avendo provato in passato a costruire una chitarra classica, ho riportato tutti quei trucchetti, comprese varie misure, sulla battente (es. i binding in legno). il materiale utilizzato è di prima scelta, il ponticello è in palissandro è il capotasto in osso (come nelle chitarre classiche). Per unire manico e cassa ho usato il classico taglio spagnolo nel manico con relativo incastro delle fasce (imparato sui libri di liuteria!). La verniciatura è a tampone, che ho imparato leggermente solo dopo aver rotto le scatole a dei restauratori e aver fatto centomila prove (ma ancora non sono un esperto!). Il il tallone è stato lasciato così sia perchè mi piace sia perchè crearne uno simile alle chitarre classiche comporta un lavoro di altissima precisione ed esperienza.
    Ho usato quasi ovunque le misure per una chitarra classica (conoscevo solo quelle!). La forma l'ho ricavata dal disegno che mi ha fornito Alfonso.

qualche misura:


- larghezza del manico al capotasto: 54 mm
- larghezza del manico all'attaccatura della cassa: 63 mm
- lunghezza del manico dalla cassa al capotasto: 31,04 cm
- lunghezza della cassa escluso il tallone del manico: 61 cm
- larghezza della circonferenza della buca: 9 cm
- altezza delle fasce: 13 cm lato ponticello, 11,5 lato manico

- diapason 66 cm


         
ascolta la battente di luca (740 Kb)
 

(nelle foto alcune fasi della lavorazione)

 

Luca Luzzu                       

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

  la chitarra battente costruita da Giuseppe Lerose

 
Giuseppe è il classico esempio dell'autodidatta, titolare di una officina meccanica non ha alcuna nozione o esperienza di falegnameria, ha quindi "inventato" un procedimento di costruzione assolutamente unico e originale, "suo", reso ancora più personale dai pochi e semplici utensili adoperati, ed i risultati li potete vedere e ascoltare qui !  

 
 
 

Questo il procedimento: (clicca sulle foto per ingrandirle)

prendo un foglio di compensato spessore 4mm  lunghezza 550 mm per 300 mm,  poggio sopra la sagoma di lamiera "mi serve dopo per la costruzione interna" e traccio con una matita la sagoma della chitarra, non avendo il seghetto adopero un cutter per il taglio, dopo con della carta vetrata  rifinisco .

per la piegatura mi sono costruito due lamiere inclinate a 120°, metto a bagno il compensato solo la parte che deve essere curvata, poi stringo bene i bulloni, quando si e asciugato gli metto dei rinforzi come foto.

preparo il manico con una pialletta, qualche lima e della carta vetrata, con un  seghetto gli faccio le tacche, per i capotasti uso dei lamierini di acciaio di 1mm di spessore per 4mm di larghezza (le anime di acciaio dei tergicristalli..).

incollo il manico alla sagoma della chitarra tenendola perfettamente in piano.

per piegare le fasce laterali le tengo a bagno in acqua calda per circa una mezz'ora, dopo  le metto nella sagoma di lamiera e con dei contrasti preparati prima e dei morsetti tengo tutto stretto per almeno un paio di giorni, aspettando che tutto si asciughi bene.

   per irrobustire le fasce laterali adopero delle strisce di legno di 5-6 mm e le incollo lateralmente dove dopo viene appoggiato sia la parte davanti che il coperchio abbombato, le fasce laterali le faccio di ciliegio o castagno dello spessore di 1.8 mm, cosi come il fondo abbombato, di compensato (4 mm) faccio solo la parte davanti (la tavola armonica). Ho visto proprio adesso che sono sceso giù in calabria che le fasce di certe chitarre erano di abete di 4 mm, per gli zoccoli dentro e fuori utilizzo lo stesso materiale che mi resta del manico, noce, faggio, quello che mi regala un mio amico che restaura mobili,  le fasce hanno l'altezza massima di 170 mm e la minima vanno a finire a circa 110 mm,  per l'appoggio delle corde (sul fondo) faccio un lamierino  di 1 mm piegato e avvitato dietro con le tacche dove vanno inserite le corde.

   si assembla tutto dentro la sagoma di lamiera, si rimettono le fasce e la parte davanti e con della colla vinilica e con l'aiuto dei morsetti si tiene tutto stretto e lasciare asciugare.

 

      una volta incollata la parte davanti viene levata dalla sagoma, si incolla lo zoccolo che tiene anche il manico e un'altro zoccolo interno dalla parte opposta per poter costruire un ponticello dove appoggiare il coperchio curvo.

 una volta costruito il ponticello che non è altro che una fascia di legno di circa 40mm che viene curvata da un'estremita' all'altra della chitarra ci si incolla sopra il coperchio bombato.

chiudo tutto con  vinavil tenendo sempre tutto stretto con morsetti e lascio asciugare -

 rifilo tutto con un cutter e liscio con carta vetrata .

 metto su i "piruazzuli" adattandoli uno a uno, il lamierino dietro gia' preparato per l'attacco delle corde, come potete vedere le faccio dipingere da mio figlio, una bella passata di vernice trasparente e la chitarra e pronta.

 

                                               Giuseppe Lerose

    

 

 
 

 

 

 

 

 

la chitarra battente costruita da Alfonso

In questo spazio vi mostrerò passo-passo il sistema che ho usato per costruire la mia chitarra battente.

 
 

 

      Per chi avesse intenzione di avvicinarsi all'arte della liuteria suggerisco di cambiare sito.., o consiglio vivamente di rivolgersi a qualche affermato liutaio o di iscriversi ai corsi di liuteria. il mestiere di liutaio non si improvvisa, non c'è altra strada che lo studio e l'impegno.

      Tutti i sistemi che ho usato li ho adottati per diversi motivi: o perchè li ho visti da qualche parte e adattati alle mie esigenze oppure perchè mi è sembrata la soluzione più semplice oppure perchè non sapevo come altrimenti fare. I liutai non inorridiscano, non tutti hanno avuto la possibilità e la determinazione necessaria per frequentare una scuola di liuteria, o la fortuna di essere "adottati" nella bottega di qualche maestro e assimilarne il sapere.

    L'unico "sapere" che ho usato è quello che ho è quello ch emi è stato inculcato nel decennio scolastico degli anni '60 da alcuni tecnici e insegnanti di materie tecniche che hanno fatto storia, appartenuti ad una generazione ormai estinta: Mattìo, e poi Spadafora, Giovanbattista "Pinin" Farina e altri di cui ho dimenticato il nome.., tutti fermamente impegnati nella loro missione didattica.

    A questo si è unito il fatto che buona parte delle scuole che ho frequentato erano gestite da Salesiani, che oltre a prediligere l'insegnamento pratico delle arti, erano in possesso di laboratori tecnici forniti di ogni cosa, per la maggior parte attrezzature dismesse da industrie metalmeccaniche. 

Di recente mi è capitato incredibilmente di ritrovare sul web uno di quei mille disegni tecnici (qui a lato) fatto di pugno da un mio compagno di quegli anni del quale non sono riuscito a decifrare il nome, sotto la guida di Antonio Mattìo, uno di quei Maestri che ho citato, un emerito sconosciuto che ha insegnato qualcosa di indelebile a tutta una generazione di ragazzi, che ci propinava costringendoci (con le buone e con le cattive) a riprodurre un disegno fino alla perfezione estrema prendendoci per esasperazione (e senza lesinare qualche bacchettata", e la stessa tecnica la usava (devo dire con successo) con il disegno ornato, trascinandoci nei boschi d'autunno per raccogliere ora funghi, ora rami, ora foglie, da riprodurre fedelmente in ogni più piccola sfumatura di colore e con tutte le tecniche possibili, dalla china all'acquerello, dalla cera al pastello, dal chiaro-scuro alla tempera, fino alla realizzazione a bassorilievo in pasta di colla e scagliola..

    Come dicevo oltre questi e altri maestri ho avuto la fortuna di avere frequentato sempre scuole fornite di laboratori chimici, meccanici, ebanistici, efficientissimi e forniti di ogni ben di dio: legnami, colle, combinate, toupie, seghe a nastro, radiali, utensili manuali, torni da ferro (a decine..) completi di una infinità varietà di accessori possibili e immaginabili, oltre a calibri (interi armadi), punzoni, squadratrici, saldatrici ad arco, calandratrici, piegatrici, piani di riscontro, presse di ogni foggia, saldatrici ossiacetileniche, e una infinità varietà di attrezzi che ai miei occhi di ragazzino apparivano tanti affascinanti strumenti per creare.   

    Non ho potuto quindi fare a meno di familiarizzare con tecniche e attrezzature, acquisendo una propensione alla manualità ed alla ricerca e adozione di soluzioni semplici ed efficaci.

   Quando ho deciso di costruire una chitarra battente non ho fatto altro che informarmi, qui e là, dei vari sistemi, in alcuni casi inventandomene di sana pianta, e in altri casi decidendo di usare quelli che mi apparivano più semplici ma modificandoli per adattarli alla limitata disponibilità di mezzi e utensili di cui dispongo.

   A parte le tecniche di costruzione ho dovuto poi inventarmi un procedimento, cioè un punto dal quale partire. Ci ho pensato molto perchè mi sono reso conto che sono davvero tanti i modi in cui si può procedere nella costruzione di una chitarra, ed ognuno di essi ha dei pro e contro, e qualunque metodo avessi scelto sapevo che avrebbe condizionato tutto il procedimento e forse il risultato. Dopo molti tentennamenti ho deciso di iniziare con la costruzione del manico.

ed eccoci alla pratica:

trattandosi di un manico, cioè di una parte soggetta a possibile flessione dovuta anche alla trazione delle corde è ovvio che ho cercato di procurarmi del legno stagionato, caratterizzato da durezza elevata e scarsa flessibilità. In questa circostanza non presterò nessuna attenzione nell'usare i canonici legni "per liuteria", trattandosi di una occasione per illustrare le tecniche di costruzione, indipendentemente dal legno usato, la cui scelta lascio a voi.   

Da un rivenditore di legnami ho acquistato quindi una tavola di frassino dalla quale, grazie ad un amico falegname, ho ricavato una tavola ben piallata e squadrata, della misura di mm. 1000 x 200 x 23

tutte le misure, se non diversamente specificato, sono in millimetri 

Da questa tavola ne ho ricavato un listello 1000 x 60 x 23 che secondo il mio progetto saranno sufficienti per fare un bel manico e ne avanzerà anche un pezzo per ricavare la zocchetta.

Ho preso quindi il listello 1000 x 60 x 23 e l'ho diviso in due parti rispettivamente una 540 e l'altra 457 ( i 3 millimetri che mancano sono stati rosicchiati dalla lama della mia sega circolare). L'intenzione è di ricavare dal listello da 540 il manico e la paletta, e dall'altro pezzo i pezzi necessari per comporre quello che chiamerò "il piede" del manico.

Affrontiamo il listello da 540:

mettiamo il listello sul banco con la faccia da 23 mm rivolta verso di noi e, con matita e righello, segniamo il punto A, a 100 mm dalla estremità del listello C, e dall'altro lato segniamo il punto B a 200 mm dalla estremità del listello E, uniamo i due punti AB con un tratto di matita. Dopo aver fatto delle prove su di un disegno in scala 1:1 ho deciso di adottare queste misure, che alla fine daranno alla paletta una inclinazione di circa 12°.

Ora dobbiamo effettuare un taglio lungo la linea obliqua che abbiamo tracciato e per tutta la larghezza del listello, fino ad ottenere due parti come nella foto qui sotto:

ecco il particolare del taglio in questione:

ora rigirando il pezzo tagliato e posizionandolo con la parte obliqua dalla parte opposta al taglio otteniamo la paletta con l'inclinazione voluta, come nella foto qui sotto:

la paletta una volta incollata avrà una lunghezza di circa 20 cm, sufficiente ad ospitare 10 pìroli o fino a 12 chiavette metalliche. L'inclinazione che abbiamo dato alla paletta influirà anche sulla resistenza offerta da questa alla trazione delle corde, in quanto tale inclinazione è proporzionale alla entità delle superfici incollate.  

per effettuare il taglio obliquo io ho usato una sega circolare ma in mancanza di questa si può usare un seghetto a mano da cornici di quelli con l'inclinazione regolabile, il risultato sarà anche migliore.

Possiamo ora incollare le due parti che andranno a formare la paletta. Prima di spalmare di colla le parti incollate ho piantato un chiodino come nella foto, senza che questo arrivi ad infiggersi nella superficie contrapposta. Ora spalmiamo di colla le parti da incollare e uniamole, nel momento in cui sono esattamente posizionate diamo una martellata sul chiodino, facendolo affondare di 3-4 mm nella faccia contrapposta, questo eviterà lo slittamento delle due parti nel momento in cui le stringeremo fra i morsetti, vedi foto:

una volta piantato il chiodino serriamo le parti da incollare fra dei morsetti, cercando di distribuire le pressione in modo uniforme (vedi foto). Qualunque colla abbiamo usato e qualunque sia la stagione (umidità, temperatura ecc..) l'ideale è aspettare almeno 24 ore prima di liberare il pezzo dai morsetti. 

prima di proseguire aspetto le vostre osservazioni, dubbi ecc.., chiunque volesse intervenire per qualunque motivo può farlo sulla chiazza alla pagina http://www.alfonsotoscano.it/forum/subject.asp?S_ID=135&H_ID=36&pageid=2&Show=1

questo il risultato:

 

Ora affrontiamo il listello da 457 (ricordo che ragioniamo sempre in mm.):

prendiamo il listello e segniamo i tagli, dobbiamo fare 4 tagli ricavandone 5 pezzi di varie misure: 1 da 120 e 3 da 70, e conservando il pezzetto rimanente che ci servirà per la zocchetta,

se prima facciamo il segno dei tagli e poi tagliamo teniamo presente che la sega si mangia sempre 3 mm.,

questo sarà il risultato:

i pezzi a,b,c e d andranno incollati alla faccia inferiore nel manico come nel disegno, ma prima dovrai portare la lunghezza del piano-tastiera a 334 mm, segando la parte in eccesso,

poi poggiamo il manico con il lato della tastiera sul banco e alla estremità opposta alla paletta poggiamo il pezzo da 12 cm, segnando con la matita lo spazio occupato dal pezzo, stendiamo ben bene la colla sul manico fino al segno che abbiamo fatto, spalmiamo la colla anche sulle due facce del pezzo da 12,

così:

mettiamo a contatto le due superfici cosparse di colla e procediamo così per tutti e tre i pezzi da 7 cm cospargendoli di colla su ambo le facce, ricordiamoci che l'ultimo pezzo lo dovremo spalmare di colla solo da un lato.., questo sarà il risultato:

 

 

quel segno a matita ha la funzione di facilitare il posizionamento dei pezzi nel giusto modo, io li ho posizionati contrapponendo il verso delle fibre

 

 

 

 

 

 

ora stringiamo i pezzi con dei morsetti cercando di esercitare una pressione uniforme e diffusa sul tutte le superfici:

così, e non dimentichiamo di togliere la colla in eccesso,

 

 

 

 

 

 

 

 tenete presente che, se usate il vinavil, sarà un grosso problema tingere il legno nei punti toccati dalle sbavature di colla,  

 

dopo non meno di 24 ore togliamo i morsetti e questo sarà il risultato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

li manico

da una ricerca effettuata nel Cilento agli inizi degli anni '90 su 22 battenti rilevate, per il manico sono stati usati i seguenti legni:

acero (6),
ciliegio (4),
abete (3),
noce (3),
faggio (1),
fico (1),
gelso (1),
sorbo (1).

la paletta nella foto qui sotto appartiene ad una Durango dreadnaught Guitars DG-28

la sua sagoma è tuttora conosciuta negli USA come "De Luccia Peghead", ossia caratteristica della liuteria De Luccia (liutai di Casigliano di Sessa Cilento, 1816-1985)

una foto dei liutai De Luccia, figli del mio trisnonno Matteo

il design di questa paletta è tuttora adottato e attuale negli usa: clicca qui

le colle: animale, vinilica o alifatica ?

pro e contro:

 

la colla animale presenta il vantaggio di essere reversibile (ossia di permettere la scollatura del pezzo) e di cristallizzare (permettendo una buona trasmissione delle vibrazioni e una agevole carteggiatura. Il contro è che va preparata a bagnomaria di volta in volta e necessita di una certa pratica.

 

le colle viniliche presentano il vantaggio del basso costo, di una estrema facilita d'uso e di una forte presa. Il contro è che non sono reversibili, macchiano terribilmente, se carteggiate impastano la carta abrasiva, hanno una lenta presa,  rimangono elastiche assorbendo le vibrazioni, sono di facile reperibilità.

 

le colle alifatiche presentano il vantaggio di una forte presa, facilità d'uso, veloce presa (alcune fanno presa in 30 minuti), macchiano poco, sono reversibili (con un pò di fatica), con il tempo cristallizzano quasi quanto le colle animali. Il contro è l'alto costo e la scarsa reperibilità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

l'inclinazione della paletta di una chitarra può essere variata a piacimento ma tenendo presente che mano a mano che aumenta si influisce negativamente sul "sustain" dello strumento mentre diminuendola si influisce negativamente sul volume sonoro