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Giuseppe Palladino

 

 

Antica Consonanza:

Patrizia Giannattasio: Voce – Castagnette

Guido Pagliano: Viola da Gamba - Flauto

Giuseppe Palladino: Chitarra Battente – Chitarra Ottocentesca - Liuto medievale – Tamburello

Gabriele Rosco: Chitarra Battente – Dulcimer - Mandolino

                                                                

Programma

 

Canto delle Lavandaie del Vomero (Anonimo del ‘200).

Antico canto di lavoro che riporta al tempo in cui il Vomero, collina che domina Napoli, era immerso nel verde dei castagni e percorso da ruscelli sulle cui rive gruppi di lavandaie sciacquavano i panni degli aristocratici signori della città. Ironia e leggerezza pervadono questo breve canto che risale al periodo di Federico II di Svevia. Può essere considerato il primo canto napoletano di contestazione contro la tirannia (se non quattro allora dammene due.. o i fazzoletti... Quello che hai addosso non è tuo, me lo vuoi dare).

 

Montedoro (Tradizionale della Sicilia medievale-strofe 3 e 4 raccolte da Lionardo Vigo)

Canto antichissimo così chiamato dal nome del paese in cui il testo è stato raccolto (pubblicato nel 1957 da Alberto Favara nel “Corpus di musiche popolari” ed inciso nel 1999 dal gruppo Al Qantarah di Fabio Tricomi). Si tratta di un “canto dello spigolatore” che mette in scena un “Contrasto”; un genere caro ai giullari, in cui si finge un burlesco litigio tra il poeta amante e l’amata ritrosa. Il brano deriva il suo interesse dal fatto che sulla tradizionale struttura strofica “a ballata” si sviluppa una cantillazione islamica. Da notare, infine, il brusco troncamento dell’epilogo strumentale, altro carattere della musica araba.

 

Sinfonia detta la buon’hora - La suave Melodia – (Andrea Falconieri)

Brani tratti dal primo libro di Villanelle, Sinfonie, Fantasie, pubblicato a Napoli nel 1650.

 

Tarantella, Tono Hypodorico (Tradizionale)

fu pubblicato da Kircher in “Phonurgia” nel 1673 e citato ad esempio da Ernesto De Martino nell’opera “La terra del rimorso” come tarantella terapeutica.

 

Tarantella del Gargano: “Accome j’eia fa’ p’amà ‘sta donne” (tradizionale).

Questo sonetto, nella forma “alla mundanare” registrato a Carpino nel 1966 da R.Leydi e D.Carpitella, ha segnato l’inizio della riproposta dei canti di Carpino. Artefice di questa operazione è stato nel 1972 Roberto De Simone con la Nuova Compagnia di Canto Popolare

 

‘O matrimonio d’O’ Guarracino (Tradizionale-Rielaborazione di Roberto De Simone).

Della famosa favola del “Guarracino” esistono tuttora moltissimi episodi nella tradizione viva della Campania. E’ questo il racconto del matrimonio di questo eroe marino attraverso il quale si può vedere quanto siano diversi il testo e la melodia autentica della ottocentesca versione riportata dalle stampe.

 

Antidotum tarantulae (Tradizionale) - La Carpinese (G.De Vittorio P.Raffone-F.D’Eliso)

Il primo brano (strumentale) fu pubblicato da Kircher in “Phonurgia” nel 1673 come esempio di modulo coreutico e musicale nel rito del tarantismo

Il secondo è una rielaborazione su tempo lento di una tarantella della tradizione di Carpino.

 

Pizzicarella mia (Tradizionale)

Danza terapeutica del genere di Pizzica Tarantata. Prende origine dall'antichissimo rito di guarigione dei tarantati e dal loro pellegrinaggio del 29 giugno presso la Cappella di San Paolo a Galatina.

La "taranta" che si nasconde negli anfratti, nelle fratture della terra e tra le pietre a secco di muretti e Pajare,  è in grado, secondo la credenza popolare, di pizzicare (da cui, appunto, il nome dato alla musica...).E secondo le stesse credenze popolari, dal morso della tarantola si guariva solo grazie all'ausilio della "pizzica".      

Il rito terapeutico si svolgeva per lo più nelle proprie case dove con l'aiuto della musica, i tarantati, ipnotizzati dal ritmo musicale, entravano in uno stato di incoscienza e ballavano per ore ed ore fino a cadere stremati a terra e portando alla morte la tarantola. La musica, quindi, ha un'importanza notevole in questo processo, infatti solo grazie alla "pizzica", suonata con una chitarra battente, un violino e un tamburello, la vittima si scatenava e riusciva a superare il suo stato di malessere.

La nascita di questo fenomeno nel Salento si fa risalire al 1100 (anche se alcuni studiosi sono propensi ad anticipare notevolmente la datazione) e si manifesta in maniera diffusa almeno sino a tutto l'800. Oggi il "tarantismo" è praticamente inesistente, ma nel corso dei secoli ha acquistato una sua autonomia culturale e simbolica che lo svincola dal morso dell'insetto come causa diretta.

Ed anche l'interesse per la "pizzica" si è ormai consolidato come codice etnico (culturale e naturale) che si trasmette fra generazioni, unendo giovani, anziani e giovanissimi.

 

Tarantella Italiana-Pizzica de Aradeo (Tradizionale)

Il primo brano è una famosa tarantella strumentale, il secondo è un altro esempio di pizzica tarantata accompagnata questa volta solo dal ritmo del tamburello.

 

A naca a' vint (Tradizionale)

Ninna nanna raccolta in Lucania, nella zona di Tricarico. La culla dondolata dal vento perché sospesa in aria trattenuta dalle zoche, funi pendenti dal soffitto, anticamente utilizzata all'interno delle abitazioni contadine per i neonati. Tuttora inedita, verrà pubblicata nel 2006, in “mal ‘vint”, opera visivo-musicale dedicata al malocchio e alla transumanza in Lucania.   

 

 

 Giuseppe Palladino, nato a Salerno, si è diplomato in chitarra sotto la guida del Maestro Matteo Criscuolo. Ha inizialmente fatto parte di diverse formazioni di stampo bossa-novistico ed, in seguito, dedicandosi allo studio della forma dello choro, ha tenuto una serie di conferenze-concerto su tale forma musicale. Nel 1998 entra a far parte dell' Ensemble Zarzuela (www.zarzuela.it), esibendosi per Enti e associazioni nazionali ed internazionali. Nel contempo non tralascia l' attività concertistica da solista, con una particolare attenzione alla musica per liuto del rinascimento italiano ed inglese.  L’incontro con il liutaio Pasquale Scala e con le sue chitarre battenti, lo spinge ad iniziare uno studio su tale strumento nelle sue articolazioni esecutive nella musica barocca e popolare seguendo corsi, seminari e stage di musica popolare in Campania e nell'area Garganica (Ugo Maiorano, Salvatore Villani, Gianluca Zammarrelli, Raffaele Inserra). Partecipa nel 2002 e nel 2003 rispettivamente al XVI e al XVII festival di musica antica di Salerno con l' Ensemble Antica Consonanza, di cui è attualmente componente. Collabora all’incisione del Cd dei Tarumba “mal vint”, opera tematica inerente alla transumanza e al malocchio in Lucania. Si esibisce spesso in duo con Patrizia Giannattasio (voce) eseguendo un repertorio popolare che spazia dai primi canti di contestazione del sud Italia alle danze popolari rumene di Bela Bartok.

Contatti: laterradelrimorso@tele2.it

 

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