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Torna all'elenco argomenti | Giovedi 23 Novembre 2017

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Da: Avvocatista 
(Lucania)
  Carnevale: la questua alimentare
[20-02-2007]  
Parat' e paraticchj,
damm' na nzenga d' saucicchj,
si nun m' n' uo' da'
ca t' puozza strafucà...

(Parat' e paraticchj (?),
dammi un po' di salciccia,
se non me ne darai
che tu possa strozzarti...)

Così, più di 30 anni fa, andavo cantando di casa in casa (al suono di coperchi di latta, campanelli e campanacci), con altri monelli travestiti nei modi più improbabili.

E quando qualche anima buona (quasi tutti, devo dire) ci regalava una caramella, un cioccolatino, o l'agognata salsiccia, facevamo un balletto, una piroetta e scappavamo via.

Ma questa usanza, diffusa in tutta Italia, da cosa deriva?

Buon carnevale a tutti



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[16]   
Da: alfonso 
  Re: Carnevale: la questua alimentare
[22-02-2011]  
E la sera di Carnevale
li pijeve la moje ji’

Nin vuleve fa’ lu pane
si nni ere farine de grane



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[17]   
Da: Damiano Nicolella 
(Martina Franca TA)
  Re: Carnevale: la questua alimentare
[13-09-2012]  
Cari amici,

cercavo proprio 'sto forum per dirvi due parole sulla questua alimentare del "lunedì grasso" (ovvero il lunedì precedente il martedì grasso) che si fa durante il carnevale di Putignano (Bari). Con cupa cupa, tamburi e tamburelli, fisarmoniche e chitarre si va in giro per i bar e i negozi di dolciumi, armati anche di "cazzi" fatti di pane, scopini del cesso e incensieri, vestiti da sacerdoti, vescovi e cardinali, con la parola d'ordinanza: "Arracquorum! Arracquorum! Arracquorum!". Poi si dicono tante di quelle corbellerie, tipo: "Sande Leje, nu stomeche tìne tu e nu stomeche tenghe jèje".... insomma, è uno spasso! Per contribuire alla mappatura dei canti di questua alimentare in Italia.

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[18]   
Da: Damiano Nicolella 
(Martina Franca TA)
  Re: Carnevale: la questua alimentare
[10-01-2013]  
Segnalo la questua alimentare, suonata con la cupa cupa, a Cassano Murge (Bari), uscita dall'uso negli anni '70. Da mie interviste, a San Giuseppe si girava con la cupa cupa (qui chiamata "buchete-buchete") per le case fino a mezzanotte e si avevano in cambio (specie i ragazzi) dolci e biscotti. Però non si cantava, o per lo meno non si cantava sulla cupa cupa, ma si cantava un inno a San Giuseppe. Di rito anche i falò.

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