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Stai rispondendo al messaggio di: Damiano
[14-06-2011, a  18:15]
Re: ragazzi che ronda !!!!
Cari amici di alfonsotoscano.it, salve.

Ieri si è festeggiato Sant'Antonio di Padova, il Santo a cui è devota la mia famiglia da (che io sappia) almeno cinque generazioni. E il mio pensiero è volato al "mio" Tonino, alias Antonio Buonfrate "u calcaròl", classe 1944, portatoci via da un tumore a luglio 2009, cantore, segretario della Confraternita di Sant'Antonio da Padova del mio paese ed operaio ILVA.

Tonino (che adesso festeggia il suo onomastico con il "Tonino" per eccellenza lassù in paradiso), era una persona di cui non ne nascono più. Depositario di sessant'anni di vita confraternale e cittadina, l'ho conosciuto che ero sbarbatello di quindici anni, quando tornando a casa il pomeriggio passavo dalla parrocchia e mi fermavo sempre a guardare il piccolo museo che aveva allestito presso la nostra congrega. E lui mi ricordava sempre di mio nonno, perso anni fa, e mi cominciava ad introdurre al mondo confraternale. Mi affascinavano questi anziani che trovavi sempre lì (e trovi ancora oggi, per fortuna), che parlano solo in martinese, che sanno tutto della vita popolare della nostra terra e che ogni anno, a giugno, non disdegnano col caldo pugliese di vestire sacco, mozzetta e cappuccio (oramai sempre di meno, ahimè) e di portare a spalla Sant'Antonio per le vie del paese. O di farsi un mazzo tanto la Settimana Santa per organizzare la processione dei Misteri, in una fredda notte di marzo.

Da lì, affascinato più che altro dall'esempio di Tonino, sempre dietro la scrivania a fare conti e conticini, a tenere aperta la congrega anche d'estate, dai suoi canti martinesi ormai rari a sentirsi (una sua registrazione è persino finita, grazie a Massimiliano Morabito, nel cd di Tonino Zurlo "Nuzzole e parolu", per esattezza la traccia n. 5, "La congreca"), il 12 giugno del 2004 anch'io ero lì, in chiesa, a farmi cingere in vita dalle sue mani il cordiglio della congrega, segno di appartenenza perpetua a Sant'Antonio.

Ricordo le liti interminabili col priore, che era in disaccordo sul fatto che Tonino avesse idee progressiste nel gestire la congrega, le passeggiate la domenica in piazza mentre mi raccontava di riti che non esistono più e la sua giovinezza nella Martina degli anni Cinquanta (meglio di un film dell'Apulia Film Commission), il suo affetto per il Santo del pane e le tiratine di orecchi quando m'incazzavo con i membri della congrega dalla mentalità superata che non mi davano spazio come volevo io. Ma Tonino c'era sempre. Spesso gli dicevo: "Tonì, cunteme nu fatte!". "E ce t'ì cuntà?". "Cunteme quanne a Martène se teràvene a schierme", oppure "Cunteme quanne s'abballève a pézzeca pézzeche". E Tonino raccontava, e io lì a scrivere.

Un tumore, conseguenza dei vent'anni di lavoro all'Ilva di Taranto, due anni fa se l'è portato a cantare con gli angeli. Da allora io giro la Puglia e l'Italia cantando i suoi stornelli e i suoi canti, portando avanti la tradizione del canto popolare della Murgia di cui Tonino è stato uno degli ultimi rappresentanti.

Statt bùn Tonì.

Damiano

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