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Stai rispondendo al messaggio di: Antonello Ricci
[14-06-2011, a  17:42]
Re: ragazzi che ronda !!!!
Domenica 12 giugno 2011 è morto Gianfranco Preiti, musicista, chitarrista, compositore. Per me s'è aperto un vuoto, qualcosa che non si potrà più ricostruire. L'ho conosciuto nel 1981 e non ci siamo più persi di vista, anche se negli ultimi anni la nostra frequentazione era più diradata, ciascuno di noi due sapeva che nel momento in cui ne aveva voglia bastava sollevare il telefono e il tempo si sarebbe azzerato, tutto ricominciava come prima. Risate, battute, racconti, suonate.
Gianfranco era una persona dolce e delicata, sensibile e competente, schiva e aristocratica come sanno esserlo le persone che si portano dentro un mondo, il mondo. Ma era anche ironico e dissacratore. Quando cercavamo il titolo da dare al nostro primo disco, il long playing "Tracce", ricordo che, per tutta risposta disse: "Sì, tracce di albumina nelle urine". Ridemmo per tutta la serata e per molti giorni dopo.
Aveva avuto una famiglia ricca di suggestioni e di stimoli musicali: suo padre barbiere e chitarrista e mandolinista, sua nonna tamburellista della Piana di Gioia Tauro. Non sarebbe possibile rievocare qui tutti i ricordi e le storie che mi raccontava di sua nonna, durante i viaggi in autostrada andando a suonare o soltanto al telefono. Devo a lui aver conosciuto Peppino Lipari e aver potuto realizzare insieme il volume con CD allegato sui dischi da bancarella prodotti da Peppino. Abbiamo suonato insieme, registrato musica, ci siamo trovati accomunati da uno stesso sentire il suono e l'idea popolare di musica. Eravamo d'accordo nel pensare che la musica popolare fosse bella perché complessa e difficile da riprodurre e non riducibile a pochi accordi e a scarne sequenze ritmiche. Eravamo d'accordo nel pensare che la musica popolare fosse la punta più alta di un iceberg culturale grande e incontenibile, nascosto e misterioso. Eravamo d'accordo nel pensare che la musica popolare si dovesse esprimere con tutta la propria esistenza e che fare musica popolare, da parte nostra, non fosse altro che dare vita a una propria espressione artistica, consapevoli di non volere imitare i musicisti popolari, ma soltanto di volere fare la nostra musica, mettendoci dentro tutto quanto avevamo sentito e amato.
Per tutto questo ho voluto bene a Gianfranco e voglio ricordarlo così.
Antonello

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