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Stai rispondendo al messaggio di: Damiano Nicolella
[12-02-2009, a  20:14]
Calascioni, satz, qifteli e dintorni...
Cari amici,

a sentir parlar di calascioni mi sento tirato in ballo in prima persona perchè io quasi tutte le settimane mi vedo con un suonatore di satz e qifteli (pron. ciftelì), che non sono altro che i calascioni balcanici...

Allora, qualche notizia preziosa preziosa sull'uso del calascione in Puglia.

Nel dialetto di Bari "sì proprie nu calasciaun" significa: sei proprio pesante, ingombrante come un calascione appunto. Se osservate bene questa foto, che mi raffigura nella Sala dell'Arcadia di Palazzo Ducale qui a Martina Franca, in alto a sinistra c'è un suonatore di calascione.
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A Locorotondo (Bari) c'è contrada Calascione, e inoltre in molti atti notarili del '600 e '700 e nelle chiese pugliesi ci sono riferimenti al calascione.

Inoltre nel '700 in Puglia il calascione era uno dei strumenti del tarantismo. Un mio amico ha trovato un atto notarile del 1734 che parla di un caso di tarantismo avvenuto a Massafra (Ta), nel rione Santi Medici, dove si parla di una donna che ballava al suono di un calascione.

Inoltre, un altro mio amico dice, per sentito da fonti orali, che dalle nostre parti il calascione si è usato fino agli anni Trenta (Valle d'Itria).

Soddisfatta la curiosità?

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