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Stai rispondendo al messaggio di: alfonso
[10-01-2013, a  16:09]
Re: il dipason?
ciao Francesco,
allo stato attuale non esiste nessuno studio, nessun documento e nessuno straccio di rilevamento che ci consenta di affermare che la battente calabra ha un diapason di 640-650, o per meglio dire io non ne sono a conoscenza,

se poi vogliamo dire che spesso ci capita qualche battente della famiglia De Bonis con quel diapason posso affermare che a volte capita anche a me, come mi capitano anche esemplari De Bonis con diapason maggiore,

in ogni caso identificare la "battente calabra" con le battenti De Bonis sarebbe riduttivo in quanto, pur se è universalmente noto ed accettato che a questa famiglia appartengono alcuni dei più noti e bravissimi liutai calabri, che con la loro preziosa opera hanno dato lustro e notorietà a questo strumento, è pure vero che i De Bonis rappresentano una modesta percentuale dei liutai calabri e operanti in calabria,

in parole povere mi sento di dire che non abbiamo nessun elemento che ci suggerisca l'esistenza di un modello di "chitarra battente calabra" ,

questo non vuol dire che non ci siano aree della calabria in cui sia diffuso un tipo di chitarra con caratteristiche peculiari che la rende unica e diversa da ogni altra battente, tanto da poterne attribuire l’origine senza equivoco ad un determinato luogo, come accade per la “chitarra battente con scordino” delle Serre, questa si che avrebbe titolo, visti i caratteri inequivocabilmente diversi, ad essere rappresentata come “chitarra battente calabra”.

D’altra parte la chitarra battente si differisce dalla chitarra classica anche per questa sua mancanza di “classicità”, ossia di una codifica che la renda universale ed uguale in tutto il mondo.

Approfitto per far notare che la mancanza di un “modello univoco” ossia di un “modello classico” della chitarra battente, lo ritengo un fatto positivo e di pregio perchè se verosimilmente l’eventuale omologazione dello strumento potrebbe portare ad un miglioramento delle prestazioni, è sicuro pure che contemporaneamente ne conseguirebbe l’omologazione dei repertori, con un conseguente irreparabile e gravissimo danno culturale.

Caro Francesco, se diamo per buono quanto sopra come si fa a rispondere alla tua domanda senza cadere nel pressapochismo e nella superficialità ?
Esempio: tempo fa ho costruito il chitarrino battente che vedi nella foto qui sotto per farne dono al figlio di un amico, il diapason se non ricordo male era 280. Ancor prima mi costruii per le mie esigenze un chitarrino con diapason 33 che puoi ascoltare in questo video http://www.youtube.com/watch?v=268t5cYGpWE

Con quale criterio li escludiamo o li includiamo nel calcolo della media per determinare la dimensione “solita” dei chitarrini ? vogliamo escluderli con il criterio che fanno fede solo le misure della liuteria ufficiale o di quella più diffusa? e le centinaia di costruttori-liutai-falegnami-hobbyti non fanno forse testo ?

Alla fin fine direi che le dimensioni come il diapason di uno strumento, sono un problema che si pongono i liutai, chi vuole costruirsi una chitarra “un pò più piccola” secondo me potrebbe fare a meno di arrovellarsi e quindi decidere autonomamente

Concludo, caro Francesco, ringraziandoti per avermi dato l’occasione di fare quattro chiacchiere e ti invito a raccontarci come e perché ti sei posto questa domanda
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