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Stai rispondendo al messaggio di: Mario
[04-03-2008, a  12:05]
Re: Sanremo
Credo sia stato utile che trattino abbia messo in discussione la proposta di voto alla canzone di Bennato come un’occasione per manifestare a livello nazionale l’esistenza di un movimento che opera per la tutela dei patrimoni immateriali.
Molte considerazioni interessanti sono state espresse nei precedenti messaggi, e sono spiacente di non poterle sottolineare per mancanza di tempo. Mi limito quindi ad esprimere le mie personali valutazioni, anche a festival concluso, senza che queste abbiano un valore di giudizio eterno, e tanto meno vogliano recare offesa a qualcuno.

La canzone è simile per la parte musicale (che ben poco mi richiama le musiche popolari del Sud) alla produzione recente dell’Autore, con discreto testo che a mio parere è la parte migliore. La chitarra battente è stata un elemento di contorno come tutti gli altri, e in questo senso, che sia chitarra battente o chitarra elettrica (che ha eseguito un assolo e quindi ha avuto un ruolo più rilevate), per il pubblico di Sanremo fa lo stesso. Considerando quindi la performance complessiva, non mi sembra siano emersi elementi di promozione per la chitarra battente tali da giustificare il consenso ipotizzato.

E’ vero però che Bennato è correlato con la musica di tradizione popolare, per la sua passata esperienza nella NCCP, perché ha tratto ispirazione per le sue composizioni da alcuni repertori tradizionali, perché anima un’articolata attività denominata “Taranta Power”, e perché bene o male si è presentato sul palco con uno strumentario parzialmente tradizionale. Sotto questo profilo era lecito domandarsi se il musicista poteva diventare un efficace tramite per l’azione del “movimento della tutela” (perdonatemi questo termine impreciso e provvisorio).
Ascoltando i suoi discorsi in questi ultimi giorni, le interviste e le conferenze stampa, nonchè i testi sul suo sito, appare abbastanza chiaro che Bennato oggi appartiene alla consistente categoria di chi usa il termine “taranta” per indicare indistintamente molti significati (e neologismi), contribuendo a creare quell’alveo di superficialità e confusione tipico di una considerevole parte del movimento di revival musical-coreutico appassionato del Sud. Nell’occasione di Sanremo tale confusione, con il valido aiuto di brillanti giornalisti, si è riversata drammaticamente sul grande ed ignaro pubblico, il quale ora è convinto che Bennato “ha portato la taranta a Sanremo”. Qualcuno di voi l’ha vista?
Se ascoltiamo la conferenza stampa del 27/2 (http://it.youtube.com/watch?v=kE15UxiMTzk), ci viene addirittura il sospetto che Bennato ignori l’esistenza di Kircher, di Ernesto De Martino, e della diversificazione ritmica del tamburello nelle musiche per la terapia coreutica del tarantismo in varie aree della Puglia e di cui oggi abbiamo traccia. In compenso però appaiono interessanti concetti, meritevoli di approfondimento, come “la magia ipnotica del circolo fatto di tre punte”.
Voglio allora ricordare che esiste anche la categoria degli studiosi e degli appassionati che si preoccupano di definire inequivocabilmente i vari significati dei termini come “taranta”, e soprattutto cercano tali significati non nelle fantasie personali, ma presso i testimoni di tradizione. Questa categoria lavora alacremente per rimediare i danni arrecati dalla precedente, e con la speranza che la prima possa coscientemente confluire nella seconda. Al momento però le due categorie sono ben distinguibili, e non vedo perché debba essere il Festival di Sanremo ad omogeneizzarle prima del tempo.

Trattino pone l’eventualità che Bennato si esprima in questo modo per comunicare in un ambiente non acculturato, ma io penso che sia meglio cercare di svolgere un ruolo didattico che assoggettarsi alla sottocultura.

L’appoggio a Bennato del “movimento della tutela”, non è stato ufficializzato, non è stato richiesto né accettato dal musicista; i voti del “movimento” non sono distinguibili dagli altri, pertanto l’azione sarebbe stata facilmente rinnegabile o minimizzabile, né avrebbe motivato una riconoscenza da parte di Eugenio. Inoltre, penso che il numero dei potenziali votanti del “movimento” non sarebbe stato in grado di creare un effetto consistente.

In conclusione, credo di rilevare più ragioni per ritenere inopportuno l’esercizio di questo voto, e questa mi sembra sia stata l’opinione maggioritaria tra quanti sono intervenuti più o meno coloritamente in questa discussione.
Voglio puntualizzare che anche io considero Bennato un buon musicista, vado ad ascoltare i suoi concerti (anche perché spesso si avvale di altrettanto bravi musicisti), e considero legittimo che un musicista professionista tragga profitto dalla propria attività anche se è ispirata da musica di tradizione. Ma inevitabilmente, questo voto avrebe fatto recepire Bennato come simbolo della musica di tradizione, mentre l’artista opera in un ambito correlato ma differente (dal sito di Taranta Power: “La Scuola ricerca nella tradizione l’ispirazione di un nuovo linguaggio espressivo, inteso come processo di contaminazione...”). Siamo coscienti che le culture tradizionali si sono modificate e contaminate nel tempo, ma al momento, ciò che ci viene consegnato dalle generazioni precedenti, non è ancora stato equiparato alla rapidissima contaminazione costruita in pochi anni e magari fuori dalle comunità cui si fa riferimento (“ownerships”).
Quindi, la proposta di trattino (che ha il merito di creare una discussione in un campo che ne ha bisogno) pur avendo dei fini positivi, si basa su elementi che non hanno una valutazione univoca e condivisa all’interno del “movimento” ma presentano notevoli contraddizioni. E come si può capire dall’andamento di questa discussione, queste contraddizioni rischierebbero di dividere il “movimento della tutela” prima ancora che questo abbia acquisito una precisa fisionomia. Credo invece che oggi questo movimento si debba guadagnare una stima ed una credibilità pubblica basata sulla chiarezza e sulla coerenza del proprio operato (cioè il contrario di quello che succede nel mondo politico). In altre parole, è meglio spendere energie e risorse per iniziative che risultino condivise all’interno del movimento e comprensibili per tutti all’esterno.


Al di là del dibattito sull’opportunità del voto e sull’operato di Bennato, si conferma l’appetito del mondo commerciale su quella che è diventata una ghiotta immagine virtuale del Sud. Non a caso la partecipazione di Eugenio è stato fortemente voluta dall’organizzazione di Sanremo (lo ha detto lui stesso), che ha pensato bene di aggiungere anche il già citato balletto (http://it.youtube.com/watch?v=pIEXCS_Qdt8) dove la libera ispirazione non ha rinunciato a raccogliere il maggiore luogo comune dei palchi balneari salentini: il piacevole sbandieramento di mutande e cosce femminili come nuovo simbolo del tarantismo.

Salutoni

Mario Gennari

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