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Torna all'elenco argomenti | Messaggi | Martedi 17 Luglio 2018

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Stai rispondendo al messaggio di: Pino Pontuali
[20-01-2013, a  11:16]
Re: Vecchie nenie
Per terminare la risposta a Montasio, ammetto che la memoria non assiste nemmeno al sottoscritto, però cercando sul web ho trovato la descrizione di una versione del gioco:

Estratto dal sito molto interessante sui giochi del xx secolo:
http://www.cartesio-episteme.net/giochi.pdf

"Il gioco dei salti più praticato era allora «Uno monta la luna».
Per le fasi preliminari ricalca il precedente. Conta, scelta di chi si doveva mettere «sotto» ma non più fuori del marciapiedi e sempre nello stesso punto per tutto il gioco.
I saltatori dovevano pronunciare delle frasi e compiere dei gesti ad ogni salto. Quindici erano i salti e altrettante le frasi e il resto. Proviamo a ricostruirli tutti, anche se per alcuni resta il dubbio sulla successione e sulla esatta denominazione.
Uno, monta la luna - salto normale
Due, er bue - salto normale
Tre, la fija der re - salto normale
Quattro, la lametta si raccoglie - al salto doveva seguire immediatamente la raccolta di qualcosa precedentemente sistemata al di là del saltato
Cinque, er cioccolato - saltando si doveva dare una sculacciata a chi stava sotto Sei, er carcetto in c. - nel saltare si doveva dare un calcio nel sedere del saltato Sette, i piomboni - nel saltare, anziché poggiare sulla schiena di chi stava sotto le palme delle mani, si dovevano chiudere i pugni
Otto, l'incrociatore - si doveva arrivare alla fine del salto con i piedi incrociati Nove, la fija der re fa le prove - salto normale
Dieci, pasta e ceci - salto normale
Undici, li tamburini - nel saltare bisognava battere più volte le mani aperte sulla schiena del saltato
Dodici, i tamburini parteno - si ripeteva il salto precedente con l'aggiunta di pacche sulla schiena del paziente amico piegato
Tredici, la sgujata - nel saltare si doveva cadere di peso sul povero «sotto»
Quattordici, me preparo - prima del salto si faceva finta di sistemare un po' qualcosa
Quindici, me la squajo - si saltava e si doveva rimanere in cerchio vicino al saltato. Appena l'ultimo aveva terminato di saltare si doveva scappare perché il «sotto» per liberarsi cercava di acchiappare qualche compagno. Chi veniva preso doveva mettersi sotto, altrimenti toccava di nuovo al precedente."

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