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Torna all'elenco argomenti | Messaggi | Giovedi 13 Agosto 2020

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Stai rispondendo al messaggio di: Samnispentrorum
[06-08-2007, a  01:44]
Re: Convegno internazionale sulle danze trad
Ciao Avvocatista,
tu poni una questione che, sì, sarà pure reale, ma che rischia essa stessa di divenire accademica, e confinarsi - da sé - nel mondo medesimo della deontologia. Certamente ci sono alcuni demologi che ir-rompono, ma mi pare che nell'ambiente dei ricercatori, altri, il problema se lo sono comunque posto. Inoltre, ripeto che la ricerca scientifica è di per se stessa (in qualunque campo) "invasiva": ciò, perché il ricercatore rende la realtà un fenomeno, un oggetto al di fuori di se stessa; perché il ricercatore deve penetrare con la sua persona o attraverso gli strumenti "nella" realtà oggetto di studio; ed anche perché nel trarre conclusioni "interpreta" la realtà mortificando la capacità della realtà di auto-disvelamento ed affermazione.

Ma al di là di questa chiacchiera inutile, certamente non si può pensare che il problema deontologico di "qualche" ricercatore (non sono certo migliaia !) possa davvero essere un reale disastro per i riti e, comunque, le tradizioni popolari. Ovviamente la "desertificazione" delle tradizioni ha ragioni e cause ben diverse. E' inutile e tedioso qui ricordare il mutamento della società causato dal cambiamento economico, etc. etc. etc. bla, bla, bla, bla... e quindi dei valori e dei miti che soprattutto attraverso la televisione hanno reso tutto spettacolo. Sai bene che anche gli "anziani" - che spesso mitizziamo - oggi sono abbondantemente pervasi dalla cultura televisiva e dai valori che questa esprime... anzi, imprime. Quando mi capita di fare ricerca, molte volte domandano di quale emittente televisiva si tratti (...solo perché mi vedono portare in mano dondolante una telecamerina); e molto spesso si "sanno mettere" anche in bella posa - da brave star - tutti contenti appassionatamente per la ripresa video. Questo della miti e dei valori televisivi è un problema pesante che fa passare, consentimi, la questione deontologica di quei quattro fastidiosi ricercatori - seppur degna di riflessione ed attenzione - una brezza rispetto all'uragano che già da tempo imperversa... ed aumenta di intensità.
Aggiungo pure che quel 5-10%, che s'è salvato dalla devastazione prodotta dal mutamento economico-sociale-culturale degli ultimi 30 anni e dalla TV, lo stanno piano piano "scorticando" la lobby dei "maestri" di musica tradizionale, MOLTI (non tutti, non fraintendermi !) dei quali (qui sì che si dovrebbe invocare deontologia... ma anzi una mazza di ferro !), ai ragazzi che s'avvicinano - per esempio, che so ? - all'organetto, insegnano il "Valzer dell'uccellino", come m'è capitato di ascoltare qualche sera fa qui in un paese del Molise ! :-(
Insomma, a due ragazze di un paese che, come tanti altri, ha un patrimonio tradizionale musicale e coreutico molto vasto, il "maestro" che fa ? ...gli insegna il "valzer dell'uccellino" ed amenità del genere. Deontologia vorrebbe che, se io insegno uno strumento tradizionale nel paese vicino, dovrei imparare io per primo le suonate che lì si fanno, ed avere il buon senso quindi di insegnare ai ragazzi del posto innanzitutto quelle suonate.... poi posso pure dirgli che esiste il valzer dell'uccellino o insegnargli la saltarella amatricio-teramana-pizzicarola (e comunque sarebbe 'na cazzata), come spesso si sente eseguire da 'sti ragazzi così allevati, o fargli suonare pure i Beatles; ma è doveroso che apprendano comunque il patrimonio locale.
Ed allora, come vedi, il problema del ricercatore (uno ogni tanto che si vede) rompicoglioni e rapinatore appare davvero piccolo come una piccola mosca.
Non c'è proporzione davvero ! Non so se riesco a spiegarmi.

Questione di alternative ai festival più o meno casinari..... chi lo dice all'altra lobby: quella dei suonatori ?

E qui sollevo un vespaio, lo so, perché nessuno in giro ne vuole parlare. Tabù !
Quanti sono quelli che davvero sono portatori della tradizione ?
La circostanza che io scriva una poesia in cinese non fa di me un poeta cinese.

Ma "soprattutto": quanti sono quelli disposti a rinunciare ai guadagni (più o meno lauti) e/o al prestigio personale quasi da star (appunto come da spettacolo televisivo), insomma all'effetto palco ?
Quanti sono, insomma, davvero disposti a rinunciare alla formula - inutile per la tradizione - del Festival ?

Mistero della fede !
Amen.

Lo so: non ho davvero nessuna qualifica né referenze per scrivere queste cose.... però chess' è !

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