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Torna all'elenco argomenti | Messaggi | Giovedi 13 Agosto 2020

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Stai rispondendo al messaggio di: Pino Pontuali
[03-08-2007, a  15:34]
Re: Convegno internazionale sulle danze trad
Caro Avvocatista, ti hanno fatto saltare la mosca al naso finalmente.
Ed ora, con il mio intervento, voglio anche andare fuori tema.
Ognuno di noi è ormai depositario di una, sia pure, piccola parte di un repertorio tradizionale raccolto più o meno fortunosamente, usando metodi più o meno invasivi con il risultato di salvare qualcosa.
Se mettiamo insieme il materiale in nostro possesso credo che potremmo avere una grande quantità di dati che sarebbe bello poter disporre gratuitamente e con procedure semplici (in questo forum già fu proposta un cosa del genere, ma la grande mole di lavoro previsto ci ha spaventato a tal punto che non ne abbiamo più parlato).
Il vecchio contadino o artigiano o pastore o ecc., nel momento in cui l'ho posto davanti al mio pur piccolo registratore, l'ho anche privato di spontaneità perché purtroppo ha avuto la paura di esprimersi correttamente (anche musicalmente parlando), però quella era l'unica occasione per "catalogare" una testimonianza che di li a poco non sarebbe più stata disponibile (si parla spesso di informatori ultraottantenni).
Ma allora come si doveva fare? Se eravamo nell'errore abbiamo fatto inconsapevolmente dei danni.
Come possiamo evitare in futuro di farne degli altri?
Rimunciando ad ulteriori "esplorazioni" oppure agire da antropologi (puntando da lontano e nascosti costosissimi apparecchi ultrasensibili ed ultradirettivi che non potremo mai acquistare)?
Inoltre c'è da dire che che il più delle volte il vecchio contadino ha ormai una sola occasione di suonare le sue musiche tradizionali: davanti al registratore di noi assatanati "ricercatori" (quant'è bella 'sta parola). Infatti nel suo paese il suo repertorio non interessa più a nessuno; già da tempo le feste sono gestite da amministratori che festeggiano a suon di ritmi latino-americani con tanto di culi e tette bene in vista (e meno male perché la musica è spesso inascoltabile).
Allora raccontiamo anche noi ciò che sappiamo, ed è ora di finirla che la tradizione musicale in Italia debba sempre essere raccontata dalle solite persone e rappresentata dagli onnipresenti "Notte della Taranta", "Tamburi del Vesuvio", "Acquaragia Drom", "Bosio Big Band", "ecc." impostici da chi gestisce i soldi pubblici.
Sarò ripetitivo, ma a me sembra che tutto si rifà ad un progetto di appiattimento della cultura popolare italiana.
L'Italia, a differenza di altre nazioni europee, è "Nazione" da solo 140 anni; troppo pochi perché il Sud dimentichi le ferite che gli sono state inferte. Sono 140 anni che i governi si adoperano per livellare le differenze etnoculòturali (guarda caso a modello del nord, mai viceversa). Il Lazio, grazie all'influenza di un governo troppo presente, ha di fatto ripudiato le proprie radici, e prova quasi vergogna per la persistenza di sacche di territorio dove la tradizione è dura a morire (vedi la zona di amatrice e l'alta Ciociaria).
Può sembrare una guerra persa, ma se cambiamo il fronte della battaglia potremo salvare qualcosa facendo veicolare la "nostra Musica" al di fuori dei canali "canonici".
So che può sembrare un'utopia perché sono i soldi che "mandano l'acqua verso l'alto"; proviamo ad iniziare una sequenza di scambi tra i nostri territori cercando di pareggiare le spese vive (Viaggio, vitto e alloggio) con la massima libertà di repertorio pur nel rispetto delle tematiche da noi programmate e/o proposte e con la pregiudiziale che nessun amministratore pubblico debba metterci il naso (questo naturalmente vuol dire dover rinunciare a finanziamenti che farebbero molto comodo).
Potremmo proporci, su questo forum, sugli argomenti di cui siamo più a conoscenza.
Per primo mi offro come esperto di esecuzione musicale di saltarello laziale, di stornelli e canti da osteria.
Costruiamo insieme questo binario parallelo, proponiamo "l'altra cultura".
Pino

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