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Stai rispondendo al messaggio di: Alfonso
[07-03-2007, a  20:03]
Re: evoluzione/tradizione nella costruzione della battente
Caro Davide, non ho per niente frainteso, ho toccato l’argomento solo perché ricordavo che era stato ripetutamente toccato ma non ricordo nemmeno da chi..

“..per me rispettava anche lui la tradizione e per quanto ne so io gli elefanti non si allevano nè si allevavano in Italia...”

Non mi sono spiegato bene, mò ci riprovo: se in quella epoca la prassi è usare l’avorio per la decorazione, il liutaio che si fa arrivare l’avorio dall’estero secondo me sta rispettando la tradizione, se invece pur essendo l’uso dell’avorio prassi dell’epoca lui ammazza il gatto di casa e con la pelliccia ci decora la buca per me è un innovatore/sperimentatore (questo per ora non vorrei discuterne), quindi non volevo dire che il rispetto della tradizione consiste nel procurarsi i legni del luogo, ma che consiste nel rispettare la prassi dell’epoca.

A scanso di equivoci vorrei precisare che non ritengo che quanto dico rappresenti la verità, rappresenta solo una mia opinione.

Sono d’accordo con te che “..se oggi un liutaio ordina l'abete della Val di Fiemme non piscia fora o rinale..”, perché oggi è prassi, lo fanno tutti i liutai, ma se lo facesse un artigiano-ebanista-falegname sarebbe molto diverso, allora sì che sarebbe una innovazione/contaminazione. L’ebanista-liutaio Domenico Campitiello di Stio (Cilento) utilizza l’abete della val di fiemme, ma quando vuole fare una battente “tradizionale” usa i legni “che ha attorno”, ciliegio, noce, acero e ..la tavola armonica la fa di gelso.

E sentite cosa dice: “La costruzione delle chitarre battenti cilentane era eseguita con strumenti rudimentali e senza applicare tecniche particolari. Non esistevano veri e propri liutai, infatti questo strumento, insieme a mandolini e chitarre classiche, non veniva costruito per essere venduto ma per divertirsi nelle antiche serate contadine” . Questo è quello che succedeva nel Cilento.., non so cosa succedeva nelle altre parti d’Italia.


“c'è chi usa legnami che all'epoca della nascita del nostro amato strumento non erano in uso nella liuteria, o mette i tasti della chit classica nella battente, però se il risultato è il suono magnifico di una chitarra di Vincenzo De Bonis io dico: Chi se ne fotte della filologia!”

Sono assolutamente d’accordo, ma asserisco pure che, quando Campitiello o chi altri usa legnami locali (o immediatamente disponibili) infischiandosene della resa sonora compie una meritoria e tradizionalissima operazione ! (anche nel rispetto dell’ottica che quella battente non veniva costruita per essere venduta ma per divertimento)

Poi magari invece del musicista la comprerà il suonatore.., bè esistono anche loro..


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