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Stai rispondendo al messaggio di: Calabria Logos
[07-03-2007, a  17:03]
Re: evoluzione/tradizione nella costruzione della battente
Bravo Alfonso. Bellissima riflessione la tua.

Quanti parallelismi si possono fare su ciò che hai detto !!!!

Io sono originario di Campana (paese della Sila Greca) il cui territorio è ricchissimo di quercie. Le travi per la costruzione delle case sono fatte di quercie. La trave di quercia è la migliore dicono i campanesi.
Mia moglie è originaria di Domanico (paese delle Serre Cosentine) il cui territorio è ricchissimo di castagni. Le travi per la costruzione delle case sono fatte di castagni. La trave di castagno è la migliore dicono i domanichesi.

Al di là del fattore "campanilismo" emerge un dato. Ogni territorio sfrutta quello che ha.

Nella musica popolare esistono le "varianti" o "variabili". Il brano viene affrontato "eterofonicamente" ... non è una parolaccia, indica soltanto il modo democratico di esecuzione. Il brano è quello ma cambia il tipo di approccio con lo stesso determinato da diversi fattori: ambiente, età, sesso ...etc.
"La calavrisella" è l'Inno Regionale della Calabria (ho già scritto altrove su questo).
La "Calavrisella" che si esegue a Domanico è diversa dalla versione di Rossano. Perchè ? E' semplice ... l'incontro tra i due giovani è lo stesso, il contenuto del loro dialogo è lo stesso (proposta di fidanzamento, promessa), il simbolismo è lo stesso (verginità della ragazza), gli elementi della scena sono gli stessi (fontana, brocca ...) però ... in un paese di montagna l'incontro avviene tra la ragazza ed un cacciatore, un boscaiolo .... in un paese di marina l'incontro avviene tra la ragazza ed un pescatore, un marinaio. In pratica ogni comunità prende il prodotto folclorico e lo fa proprio ... cambiandolo in funzione di quello che ha (personaggi compresi). Un canto popolare per essere tale non può esprimere esigenze diverse da quelle della collettività cui appartiene.

Le chitarre battenti che si acquistavano nelle fiere (io ne posseggo una e tu lo sai ... ormai purtroppo irriconoscibile) non erano fatte di materiale sofisticato dai falegnami del tempo proprio perchè (come hai ben sottolineato) venivano fatte nel rispetto della tradizione che prevede l'utilizzo del materiale di facile reperibilità. Andare a carpire il "metodo" di costruzione presso un vecchio liutaio è il fine del liutaio giovane che cerca di costruire il proprio strumento secondo tradizione.
Se poi, attualmente ... ai fini di una maggiore sonorità e rendimento dello strumento si utilizzano materiali più sofisticati ... questo fa parte di una naturale evoluzione.

Contaminazione è una cosa, evoluzione è un'altra! E' vero ... ma lasciami tornare al discorso del canto popolare ... che rende ugualmente bene l'idea della questione da te proposta!

E’ vero che, spesso un canto, almeno lo si immagina, è invenzione di uno solo, magari più acculturato degli altri o semplicemente più sensibile, ma bisogna pur dire che per entrare a far parte del folclore un canto individuale deve attraversare una sorta di censure sociale preventiva e diventare patrimonio della collettività. L’opera popolare è sovraindividuale ed esiste potenzialmente, come una sorta di canovaccio, tramandato oralmente; essa trova di volta in volta la sua oggettivazione negli interventi individuali, nelle particolari esecuzioni (ambiente, età, sesso ... ricordi ?). E così il canto popolare, in seguito alla collettivazione delle innovazioni individuali apportate nelle esecuzioni, si va a poco a poco trasformando .... (Evoluzione).

Stesso discorso è per le Pasticelle de Cilento no ?







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